«Fino a venerdì Carife mi diceva: tranquillo»
Obbligazionista da -96mila euro: ho chiuso il conto, ce l’ho con quelli ‘in alto’. Tensione agli sportelli, minacce e auto rigate. Gli Amici: trovare soluzioni
Non si allenta la pressione degli azionisti e obbligazionisti “azzerati” sulle filiali della Cassa di Risparmio di Ferrara. Il bollettino della giornata di ieri, la seconda dopo la piena presa di coscienza della sparizione di 66 milioni di euro (51 di obbligazioni, 11 di azioni) che servono a finanziare la salvezza della banca, è preoccupante, soprattutto nella zona dell’Argentano e di Masi Torello: si va dagli insulti per strada ai dipendenti alle minacce nelle filiali, fino al caso di un’auto rigata. Pare che Giovanni Capitanio, ex commissario e oggi amministratore delegato della Nuova Carife, abbia dato disponibilità di affiancare i consulenti finanziari nei colloqui con i risparmiatori, ma per ora sono i singoli addetti della rete a rimanere sotto tiro. Echi di episodi anche peggiori arrivano dalle dipendenze di Banca Etruria e Banca Marche, gli altri due istituti che hanno annullato obbligazioni subordinate («lavoratori vittime» dice Giulio Romani, First Cisl). Il tutto frammisto a qualche raro momento di empatia, con “subordinati” giunti allo sportello per informarsi e protestare, e andati via dopo aver perfino rincuorato chi stava dall’altra parte del bancone.
La storia
«Conosco una persona a me vicina che ha perso 25mila euro» segnala un lettore su Facebook. È un caso isolato, perché gli “azzerati” evitano di esporsi sui social network, preferendo gli sfoghi alle associazioni (roventi i centralini di Amici Carife e Federconsum) e con i giornali. I dettagli delle storie sono importanti, e per arrivarci è meglio tenere nell’anonimato chi le racconta. Come nel caso del pensionato di Denore, 65 anni, ex autotrasportatore, che ha visto bruciare in una notte 90mila euro, le trance rimanenti delle tre emissioni obbligazionarie sottoscritte nel 2006 e nel 2007. «Nel 2006 avevo messo via qualche soldo personalmente, poi avevo da investire quelli di papà - inizia così il racconto del pensionato - Allora lavoravo ancora, cercavo un investimento sicuro per questi risparmi e alla Carife, mia banca da sempre, mi indicarono queste emissioni obbligazionarie. “Sono sicurissime” mi assicurarono, e la banca non mostrava problemi, così ad agosto sottoscrissi la prima tranche, a dicembre la seconda. La differenza tra queste obbligazioni subordinate e quelle ordinarie, meno rischiose? Non me ne parlò nessuno, ve lo assicuro». Un anno dopo, dicembre 2007, la terza sottoscrizione, «questa volta anche con i risparmi di mia moglie. Per anni ho continuato a riscuotere ogni tanto le mie cedoline e vedevo i rimborsi delle rate, non ho mai avuto sentore di problemi».
Quando scattò il primo campanello d’allarme? «Con il vostro articolo dei -100 giorni alla fine del commissariamento, l’anno scorso - è sempre l’ex autotrasportatore a parlare - Andai in banca a chiedere spiegazioni, ero inquieto e volevo vendere qualcosa, mettere al sicuro i soldi. E lì ho imparato una cosa che non mi avevano detto: solo nei primi cinque anni si potevano vendere le obbligazioni, poi, quando scattavano i rimborsi, non più. Niente, ero bloccato, ma in banca continuavano a dire che dovevo stare tranquillo. Me lo hanno ripetuto fino a venerdì scorso».
Era il giorno del patatrac, quando filtrarono i primi particolari sulla risoluzione della banca, e da allora tutto ha iniziato a correre velocemente, inafferrabile. Dopo un weekend di angoscia, l’uomo si è presentato di nuovo allo sportello, «ho trovato un impiegata quasi in lacrime, perché anche sua madre aveva investito tutto nella banca. Mi hanno detto che i miei soldi erano persi, e me lo hanno riconfermato anche ieri (mercoledì, ndr). Ho fatto le pratiche per uscire da Carife, ma non so che altro fare. Guardi, non ce l’ho mica con loro, i dipendenti, ma con quelli in alto».
Sotto choc
Parlano di «choc di tanti fedeli clienti» gli Amici di Carife, che hanno provato a sintetizzare in una pagina tutto quanto gli stanno riversando azionisti e obbligazionisti azzerati. Il piano-Fitd non era uno splendore, con l’azione a 27 cent, ma almeno «c’era una speranza», con i warrant: questo invece, «è un bail-in inaspettato e in anticipo. Carife aveva già un progetto di salvataggio, non doveva assolutamente finire nel calderone delle altre 3 banche commissariate. Siamo soddisfatti del salvataggio dei dipendenti della banca, ma è avvenuto chiedendo alla comunità un prezzo troppo alto. Gli azionisti e obbligazionisti colpiti, nella stragrande maggioranza non sono avvoltoi e speculatori avvezzi al rischio», ma risparmiatori e aziende «che avevano comprato azioni e obbligazioni in passato al posto dei Bot, considerando Carife una delle casseforti più affidabili sul mercato». Possibile, si chiedono gli Amici, che «dopo 6 anni di presenza di Bankitalia in Carife (vigilata dal 2009, ndr), la storia finisca ora con la sparizione di risparmi di tante famiglie?». La risposta è no, «Banca d’Italia ha dato continuità ai suoi uomini, che da commissari sono diventati amministratori. A loro, e a chi verrà dopo, chiediamo di trovare subito una soluzione».
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