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In campo contro la violenza alle donne

di Daniele Predieri
In campo contro la violenza alle donne

Stalking e femminicidio. Il questore Sbordone: l’ammonimento funziona sugli uomini che maltrattano, una decina i casi

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Si chiama «ammonimento», ed è uno degli strumenti a disposizione contro la violenza sulle donne, di cui ieri si è celebrata la giornata di internazionale. «Ammonimento» previsto dalla norma contro lo «stalking» e che permette ai questori di convocare lo stalker (il maltrattante, sempre più spesso un uomo), ammonendolo, dandogli una sorta di “cartellino giallo”.

«E’ sicuramente uno strumento importante - spiega il questore Antonio Sbordone - perchè permette a noi questori di avere un faccia a faccia e parlare direttamente alle persone che vengono messe di fronte alle possibili conseguenze di un loro comportamento: è strumento che funziona». Anche a Ferrara, dove i numeri sono nella media nazionale: «parliamo di una decina di casi - informa il questore - nell’ultimo anno in cui sono qui».

Casi che spesso nascono da liti familiari, che degenerano: «Come forze dell’ordine, pattuglie di polizia e carabinieri, occorre affrontare questi fenomeni con nuova professionalità e attenzione. L’intervento sulle liti in famiglia (preludio di escalation di stalking e altro, fino al femminicidio, ndr) sono diffusi qui a Ferrara. Per questo gli operatori sono preparati ad approfondire il problema: una lite può esser banale, ma nascondere qualcosa di ben più grave. Così, dopo il primo intervento avviene la trasmissione all’ufficio anticrimine perchè si approfondisca il fatto».

Strumento dell’ammonimento che tuttavia è migliorabile, così come la norma che lo prevede: «La norma è ottima, ma certo - sottolinea il questore - andrebbe migliorata, poichè la polizia può fare solo la polizia» e spesso non si sa che fine facciano i casi di ammonimento. «Occorrerebbero strutture sul territorio cui segnalare queste situazioni: dopo il provvedimento che io adotto, non riusciamo a seguirne l’evoluzione». E allora che fare? «Uno sforzo congiunto tra forze dell’ordine e servizi che possano seguire la persona e fare qualcosa di più per gli uomini maltrattanti (i cattivi, ndr). E’ una mia convinzione personale: gli uomini non riescono ad affrontare queste situazioni, occorre seguirli, intervenire culturalmente e psicologicamente». Lo prevede anche la norma, la possibilità per gli uomini (compagno, marito, fidanzato, violenti) di seguire percorsi di recupero e terapia. «Questo manca, anche se debbo dire che abbiamo ottimi rapporti con tutte le associazioni che lavorano in questo settore: ma ripeto va migliorato il rapporto sinergico con tutte le istituzioni in campo, affinchè vengano seguiti gli uomini anche dopo l’ammonimento».

 

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