Per Caricento il conto resta 3,5 milioni, ‘faro’ sugli sportelli
Se Ferrara piange, Cento non ride. Il sanguinoso salvataggio di Carife e la prospettiva di una banca messa in vendita ripulita dalle sofferenze e un patrimonio consistente, in teoria ha posto le...
Se Ferrara piange, Cento non ride. Il sanguinoso salvataggio di Carife e la prospettiva di una banca messa in vendita ripulita dalle sofferenze e un patrimonio consistente, in teoria ha posto le condizioni per un ritorno di fiamma da parte dei “cugini” di Caricento, dopo l’abboccamento finito nel nulla un anno fa. Per ora, in realtà, nella cassaforte guerciniana sono impegnati a rifare i conti di quanto costerà loro, a regime, il salvataggio di Ferrara e delle altre tre banche, attraverso il Fondo di risoluzione. Il conteggio adattato ai nuovi parametri non è dissimile da quello già effettuato sulla base del piano-Fitd, cioè 3,5 milioni di euro. Evidentemente i maggiori oneri sollecitati dalla Commissione Ue saranno maggiormente a carico degli istituti più grandi, a partire dai tre colossi Unicredit, Intesa e Ubi, ai quali, notizia di queste ore, vorrebbe aggiungersi Deutsche Bank. Caricento si farà quindi avanti per Carife? Nessuna dichiarazione dai vertici, ma traspare la difficoltà a mettere sul piatto cifre consistenti, circa 200 milioni come base di partenza ipotizzabile. Più abbordabile un eventuale partecipazione all’asta per lo “spezzatino” degli sportelli, soprattutto se fosse a pacchetti su base territoriale. Dopo i «no, grazie» di Intesa e Banco Popolare sulle quattro banche salvate, c’è da registrare la non-chiusura di Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza della Popolare di Milano: «Sono valutazioni che dovrà fare il management per vedere se c’è interesse».
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