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Capitanio: fiducia ferraresi, ora l'azienda è sana

Giovanni Capitanio, ad della Nuova Carife, nella sede di Corso Giovecca
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Giovanni Capitanio, ad della Nuova Carife, nella sede di Corso Giovecca

L'amministratore delegato della Nuova Carife: non ci saranno più sorprese ora la banca  è una casa di vetro

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Capitanio fase 2. È la stessa persona. Ma l'amministratore delegato della Nuova Carife non assomiglia all'ex commissario della vecchia Carife. Eppure è sempre lui, e sono passate soltanto ventiquattro ore: il tempo per fare lo switch fra i due ruoli, ed ecco Giovanni Capitanio che non ha più la faccia feroce impressa nelle fotografie dell'assemblea di luglio, nella memoria degli azionisti, e nei ricordi dei due anni e sei mesi di tutela dura e muta della Banca d'Italia. Prima, per mandato e funzione, guai se parlava.

Ieri sera telefona al direttore della Nuova  per un appuntamento nella sede storica di corso della Giovecca, secondo piano, legno chiaro, scricchiolante e lucido il giusto. Arriva in ritardo perché è stato in giro a confrontarsi con clienti, a Rovigo. Spiega che ha regalato loro un paio di scarpe sportive. Capisco che Capitanio, veneziano di mare, 66 anni, residente a Verona, non ha in mente di bacchettare i giornalisti, evocare una qualche loro responsabilità nelle sofferenze finanziarie, obbligazionarie e psicologiche di tanti clienti, ma di aprire la banca. Appuntamento nella sala del consiglio d'amministrazione, quella con la serie dei dipinti simil-arazzo, stesso recinto iper-riscaldato dove al principio della fatidica estate 2013 la stampa incontrò gli allora commissari e Bruno Inzitari e Giovanni Capitanio. E, ricordo, lamentai la zero informazione fornita all'esterno. La risposta fu altrettanto zero.


S'è deciso, finalmente.
«Con Antonio Blandini ho lavorato sotto traccia con molta umiltà. Dovevamo tirare fuori tutti i disagi, tanti disagi. E non potevamo lasciare in giro ramificazioni, altrimenti il lavoro fatto in due anni e sei mesi oggi potrebbe essere compromesso».


Non è sottotraccia invece il problema drammatico aperto dal salvataggio di Carife: la perdita secca del valore delle obbligazioni, il titolo precipitato a zero, l'ansia dei dipendenti…
«Posso darle una risposta generale. Con forza dico che abbiamo avuto l'opportunità di vedere salvaguardato il risparmio di tutti attraverso le decisioni della Bce e del governo italiano, ovvero l'unica soluzione possibile. E questo deve essere un sollievo per i ferraresi, gli operatori, i risparmiatori, il territorio, i nostri dipendenti»...

Venga al sodo. Tanto ottimismo, quando ancora tanti ferraresi molto ustionati dalla storia recente si chiedono come andrà a finire.
«Dico che le sorprese sono finite. Anzi, non ce ne saranno più. Per realizzare la mission della nuova banca servono clienti e fiducia nell'istituzione, e poi una comunicazione puntuale, chiara, trasparente. Insomma, parte la Nuova Carife e nessuno si permetta di dire “bu”, perché è vero, oggi siamo propositivi, e c'è da correre. Ecco perché regalo scarpe sportive».
 

L'intervista integrale del direttore Stefano Scansani all'Ad Capitanio potrete trovarla nell'edizione cartacea della Nuova Ferrara di sabato 28 novembre
 

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