La Nuova Ferrara

Ferrara

«Nè troppi nè strapagati ma scippati del contratto»

«Nè troppi nè strapagati ma scippati del contratto»

I dipendenti pubblici domani a Roma per chiedere il rinnovo del contratto Cgil, Cisl, Uil e Confsal insieme. Zagatti e Canella: rischio di ridurre i servizi

3 MINUTI DI LETTURA





L’ultimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei dipendenti pubblici risale ormai a sette anni fa e da quel momento in poi la perdita economica, valutano i sindacati del settore, è stata di 2.500 euro a testa. Non a caso la parola d’ordine della manifestazione indetta per domani a Roma da Cgil, Cisl e Uil (cui partecipa anche la sigla autonoma Confsal) è «contratto subito».

Ma non di solo salario si tratta perché, sostiene Cristiano Zagatti, «le politiche di austerità degli ultimi tre governi stanno cercando di svendere tutto ciò che è pubblico con l’obiettivo di modificare il rapporto dei cittadini con i servizi».

Il sindacalista della Cgil cita studi di Ocse, Eurispes e dell’economista bocconiano Roberto Perotti per dimostrare che «non è vero che i dipendenti pubblici italiani sono troppi e strapagati: da noi gli stipendi incidono meno della media europea e qui si investe in misura sicuramente inferiore che altrove». Solo un esempio: in rapporto a mille abitanti, in Italia si hanno 58 lavoratori nel pubblico impiego, contro i 65 di Spagna, 92 del Regno Unito, 94 della Francia e i 135 della Svezia. Per ciò che riguarda le differenze tra le retribuzioni dei dipendenti e quelle dei dirigenti, le distanze sono più nette che nelle altre nazioni, a vantaggio naturalmente dei secondi. Tutte motivazioni in capo alla mobilitazione organizzata nella capitale che, spiega Claudia Canella, «sarà solo l’inizio».

«Siamo di fronte – dice la sindacalista Cisl – alla negazione del diritto a un nuovo contratto, nonostante la sentenza della Corte costituzionale che afferma come ciò sia illegittimo. D’altronde il virus della mancata volontà di contrattare si sta espandendo anche nella nostra provincia: si pensi alla sanità o a quei Comuni che preferiscono assumere nuovi dirigenti anziché valorizzare il personale interno. Più che una razionalizzazione è in atto un razionamento».

Anche perché il blocco del turnover prosegue. La tesi è che tutto ciò non può non produrre ricadute negative sui servizi offerti. Secondo Fabio Izzi (Uil) «l’obiettivo è esternalizzare, fare appalti, procedure dentro cui è più facile che si annidi la corruzione. La manifestazione di sabato è un importante momento di coesione tra i lavoratori». Le critiche delle forze confederali coinvolgono anche la legge di stabilità: i 300 milioni stanziati per gli aumenti (i già noti cinque euro in più al mese) andranno solo ai dipendenti dello Stato, «niente per sanità ed Enti locali che dovranno trovare spazio all’interno dei propri bilanci».

«Ci appelliamo ai sindaci perché si assumano le loro responsabilità – afferma Natale Vitali (Cgil) – e stiamo valutando lo stato di agitazione in sanità: checché se ne dica i tagli sono di due miliardi e mezzo, più un altro e mezzo che riguarda le Regioni».

A preoccupare c’è poi la riforma Madia della pubblica amministrazione recentemente approvata, segnala Francesca Battista della Cgil.

Fabio Terminali

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google