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Per la ferrarese Maria Giuliani lo stesso calvario

FERRARA. Quella della signora Gaetana Simoni non è il primo caso in provincia di Ferarra. Nel 2007 fu la signora Maria giuliani, del 1933, a rivolgersi al nostro giornale. La signora Maria Giuliani,...

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FERRARA. Quella della signora Gaetana Simoni non è il primo caso in provincia di Ferarra. Nel 2007 fu la signora Maria giuliani, del 1933, a rivolgersi al nostro giornale. La signora Maria Giuliani, ferrarese, classe 1933, è stata dichiarata morta, in un anno, per ben 4 volte: prima dal Comune di Ferrara, dall’Ausl, dal suo medico curante, quindi dall’Inps che aveva tolto al marito gli assegni familiari dovuti per lei, ma al tempo stesso aveva continuato a pagare, a lei, la sua pensione. Tutto nasce, per la signora Giuliani, dalla scoperta fatta un anno prima, l'8 marzo 2006, della sua avvenuta morte, con tutte le conseguenze burocratiche che ne derivano: tutta colpa di una omonimia, visto che un’altra signora Maria Giuliani era morta realmente il 24 gennaio 2006. Il problema nasce dunque dall’anagrafe di Ferrara che comunica a tutte le banche dati dei servizi pubblici l’avvenuto decesso e da qui si innescano le reazioni e catena: l’8 marzo 2006, la signora Giuliani si reca all’Asl per una visita e scopre di non essere più in vita, e qui comincia la sua storia. Una storia che ha ripreso attualità il 16 marzo 2007 quando lei stessa ha dovuto compilare la certificazione di esistenza in vita da presentare all’Inps: quell’ufficio aveva decurtato dalla pensione del marito gli assegni familiari per lei, perché a carico: per ripristinarli doveva dimostrare di non essere morta. Nel novembre 2007, infatti, il decesso della signora era tornato alla luce (dopo le tre precedenti volte) perché l'Inps spedi a casa sua la lettera in cui chiedeva al marito la restituzione, da pagare a rate, degli assegni familiari non dovuti per la moglie, perché morta. L’8 marzo 2006, la signora Giuliani e la figlia vanno all'Asl a fare una visita con tanto di impegnativa da parte del medico curante: all’Asl di via Cassoli dicono che la signora non risulta al computer perché deceduta. Un caso di omonimia. Ma, eccepì la signora, «quella donna morta il 24 gennaio 2006 non aveva i miei stessi dati anagrafici e così a morire sono due persone al posto di una: come è possibile?».

Esiste ugualmente una punizione per chi sbaglia negli uffici e fa questi errori, per chi obbliga la gente a perder tempo, a fare file per dimostrare di non essere morta? No, non esiste: viene applicato, invece, anche in questo caso, il principio dello scaricabarile.

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