Salvataggio carife
Nicastro: l'apertura delle banche salvate il lunedì non era scontata
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Roberto NicastroSorprendente dichiarazione del presidente delle quattro 'good bank', tra cui la Cassa di risparmio di Ferrara, rilasciata durante una lunga intervista all'agenzia Ansa: erano a rischio anche gli stipendi del 27. Lunedì prossimo l'avvio dell'attività operativa con un summit di 70 persone dei quattro istituti salvati. Patuelli (Abi): imbestialiti con l'Europa, in Germania con fondi pubblici stanno salvando una banca di Amburgo
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FERRARA. Continua a sollevare reazioni e polemiche, anche nel dibattito economico nazionale, il tema del salvataggio di Carife, Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria. L’attenzione è concentrata sugli effetti del decreto approvato domenica scorsa che ha comportato una ricaduta pesantissima per i detentori di azioni e obbligazioni subordinate delle quattro aziende interessate, dalle quali sono state scorporate ‘good bank’ (le società che continueranno a operare nel mercato e che saranno cedute) e ‘bad bank’ (i veicoli finanziari studiati per recuperare una parte dei crediti deteriorati).
Oggi ci sono da registrare le dichiarazioni di Roberto Nicastro, presidente delle ‘good bank’, sui diversi aspetti della complessa operazione mandata in porto nei giorni scorsi.
«Stiamo lavorando pancia a terra da una settimana – riporta l’agenzia Ansa - abbiamo messo in piedi la squadra, una task force e un piano di azione. Lunedì ci sarà il kick-off (l’avvio, ndr) dell'attività operativa con una riunione della task force di circa 70 persone delle 4 banche». Un giro d’orizzonte che passa per «10 cantieri di lavoro, dalla garanzia dell'operatività alla governance, dalla chiusura dei bilanci al pagamento degli stipendi, alla creazione della bad bank».
«Vogliamo accelerare per arrivare il prima possibile all'identificazione dell'advisor per la cessione delle 4 'good bank' risultanti dai salvataggi delle commissariate – ha assicurato Nicastro - Ma è ancora troppo presto», riporta ancora l’agenzia di stampa, per fissare i tempi di chiusura del processo, perché «vanno censite prima una serie di attività». Di sicuro, ha aggiunto, «abbiamo asset che si presentano senza sofferenze. Andremo a vedere l'interesse del mercato».
Tra le affermazioni del presidente una appare piuttosto sorprendente: «L'apertura delle banche il lunedì mattina successivo al decreto approvato dal governo domenica scorsa non era scontata», così come «pagare gli stipendi il 27», ha dichiarato all'Ansa Nicastro descrivendo la delicata situazione delle banche commissariate e sottolineando che con l’obiettivo di soddisfare le «priorità delicatissime per farle funzionare correttamente e subito» si «è dovuto correre anche domenica notte. Ora c'è molto lavoro da fare mentre diverse azioni di responsabilità sono state già avviate e ben incardinate dalle amministrazioni straordinarie (tra cui c'è quella di Ferrara, ndr). Una volta avviato il processo di cessione, esso sarà un tema oggetto di attenzione».
Considerati i paletti Ue, «non c'era una soluzione migliore di quella trovata, perché permette di garantire risparmi e imprese – ha sintetizzato il presidente delle ‘good bank’ - Sono stati protetti un milione di depositanti e 200.000 Pmi» in «4 territori fra i più vitali per la ripresa dell'economia».
Nicastro non ha dimenticato la situazione che si è venuta a creare anche per i dipendenti delle aziende di credito oggetto del decreto: «Voglio esprimere un ringraziamento ai colleghi che da lunedì mattina sono inseriti in un contesto completamente diverso, anche di fronte alle preoccupazioni dei clienti. Le nostre persone si sono fatte in quattro con una risposta di squadra che è stata davvero confortante».
Anche il presidente dell’Abi ha esternato sullo stesso tema. «Una legnata per le banche italiane - il commento di Antonio Patuelli, ripreso dall'Ansa - siamo imbestialiti» con l'Europa. «I tedeschi possono salvare le proprie banche con i soldi pubblici e con gli aiuti di Stato e l'Italia no, non è possibile - ha proseguito - Le crisi bancarie ci producono una reazione etica, innanzitutto verso coloro che hanno amministrato male le banche in un periodo di crisi e, quindi, restiamo in attesa delle indagini giudiziarie e dei procedimenti in atto. Inoltre, siamo imbestialiti per dover pagare le conseguenze di questi dissesti, perché tutte le banche italiane stanno per pagarne le conseguenze, in un'Europa che contemporaneamente con fondi pubblici in Germania salva una banca di Amburgo. Il fastidio che provo è che il fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd, ndr) composto da tutte banche private fin dal luglio scorso aveva predisposto delibere e atti conseguenti per questi salvataggi e con minori oneri». Tuttavia, «i bisbigli, e mai obiezioni giuridiche scritte su carta, di burocrazie Ue hanno rallentato questi procedimenti, senza mai presentare un diniego che sarebbe stato giuridicamente impugnabile - ha concluso Patuelli - Hanno così costretto le istituzioni della Repubblica e, quindi, il Governo e la Banca d'Italia a compiere l'intervento che era divenuto urgente e doveroso, ma la cui responsabilità a monte è degli uffici della Commissione europea, che hanno preferito quello più costoso e tardivo agli altri più anticipati e meno costosi».
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