«Non la penso come Negri ma c’è un giornalismo sbagliato»
di PIERO STEFANI Ho avuto occasione di esprimere una visione di Chiesa per molti aspetti assai diversa da quella propugnata da Mons. Negri. Le mie osservazioni non riguardavano però mai la sua...
di PIERO STEFANI
Ho avuto occasione di esprimere una visione di Chiesa per molti aspetti assai diversa da quella propugnata da Mons. Negri. Le mie osservazioni non riguardavano però mai la sua persona. Queste righe vogliono invece esprimere, sul piano umano, ecclesiale e civile, la mia solidarietà nei confronti dell'Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Un certo modo di fare giornalismo, ormai purtroppo dilagante, sfrutta la centralità mediatica assunta negli ultimi anni dalla Chiesa cattolica per scopi che nulla hanno a che vedere con un reale e costruttivo confronto di idee. Iscritto all'ordine dei giornalisti nella qualità di pubblicista, avverto un crescente disagio per una linea di condotta ormai diffusissima che, come giustamente dichiarato da Mons. Negri, viola palesemente la deontologia professionale. Invito molti di coloro che manifestano ora un senso di scandalo a pensare a come reagirebbero se alcune parole da loro pronunciate in privato nei confronti del sindaco, del capoufficio o del dirigente scolastico fossero schiaffate, a loro insaputa e in virtù di un sentito dire, in prima pagina di un giornale. Ammesso e non concesso che gli interessati in quel frangente parlassero effettivamente del sindaco, del capoufficio e del dirigente scolastico e non della loro suocera. Queste considerazioni nulla tolgono al senso di forte rammarico che provo per l'impossibilità di attuare un pubblico e costruttivo dibattito sia civile sia interecclesiale sulle linee di fondo che guidano l'azione pastorale di Mons. Negri. Linee che oggettivamente stanno procurando forti disagi sia nell'ambito della società civile sia all'interno di ampi strati della comunità ecclesiale.
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