«Un grosso investitore era pronto»
La Fondazione: lo avevamo comunicato a Bankitalia e ministero. Oggi quasi liquidazione senza garanzie occupazionali
A meno di una settimana dalla “risoluzione” di Carife, lo choc iniziale è ormai riassorbito e in Fondazione ci vedono sempre più rosso. E prima di mettere in campo i contatti su future alleanze ormai indispensabili alla sopravvivenza, ieri Palazzo Crema ha deciso di rendere pubblico un particolare importante: «La convinzione che questo triste epilogo non sia dovuto ad incapacità od inattività degli attori sul territorio, ma che trovi altrove le sue ragioni, è confermata - si legge in una nota diffusa ieri, prima del cda - dal fatto che proprio in relazione alla positività del progetto approvato il 30 luglio 2015, la Fondazione aveva reperito un investitore di livello internazionale che aveva manifestato interesse ad intervenire con un apporto importante. Di questo interesse è stata data tempestiva comunicazione alla Banca d’Italia ed al ministero dell’Economia». Sulla vendita di Popspoleto è stata aperta un’inchiesta penale, in quel caso venne fuori una proposta formale di acquisto a cifre superiori a quelle poi ricavate, non considerata dai commissari.
Al di là di questo aspetto, la Fondazione tende a rimarcare di non essere stata inerte, in questi mesi di continui rinvii dell’attuazione del piano del Fondo interbancario poi abortito, e torna sull’audizione di giovedì alla Commissione finanze della Camera del presidente Fitd, Salvatore Maccarone, che ha parlato di un’interpretazione anti-Carife della Commissione Europea sugli aiuti di stato «estremamente ampia delle norme del trattato», e che «nasce da una comunicazione della Commissione dell’agosto 2013, che è un atto atipico» e non un pronunciamento. Per Palazzo Crema queste dichiarazioni «fanno sorgere il dubbio che la crisi Carife avrebbe potuto trovare, con l’intervento programmato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, una soluzione che avrebbe consentito di conservare almeno una parte dei valori economici e umani in campo, consentendo la ricostruzione di un tassello importante per l’economia e non solo». Per questo la Fondazione «esaminerà ogni iniziativa che si renderà necessaria per la tutela dei diritti economico-patrimoniali dei soci e degli obbligazionisti, riservandosi di valutare le responsabilità connesse con l’aggravarsi della crisi». Proseguiranno quindi i contatti «con chi si renda disponibile ad impegnarsi in questo percorso.
Quanto al futuro della banca, l’ex azionista di riferimento non lo vede troppo roseo, in quanto la procedura di risoluzione ha come obbiettivo «mantenere la continuità di funzioni essenziali» e «cedere a terzi le partecipazioni al capitale»: niente a che vedere, annota Palazzo Crema, «con la valorizzazione delle risorse economiche e del personale che esse hanno assunto in gestione. Appare così evidente che, al di là dell’impegno e buona volontà che l’ad Carife potrà profondere, la strada che è stata intrapresa si solleva appena di qualche spanna dalla liquidazione dell’azienda bancaria e non presenta le garanzie occupazionali che sono state vantate al momento dell’emanazione dei provvedimenti».
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