Ai 4 predoni due anni di carcere
Erano stati arrestati nell’Oasi di Campotto da carabinieri e Polizia provinciale. Ieri la storica sentenza
CAMPOTTO. La sentenza è storica: ieri il tribunale di Ferrara ha condannato a 2 anni di carcere (e alla confisca dei mezzi, nella fattispecie un furgone e 2 barche) i 4 predoni arrestati per furto aggravato tra il 22 e il 23 novembre scorsi all’interno dell’Oasi di Campotto. Non era mai successo che questi veri e propri distruttori degli habitat naturali venissero condannati a stare in carcere. Erano stati bloccati dopo aver riempito i loro bidoni con qualcosa come 10 quintali di pesce, nel corso di una operazione combinata carabinieri-Polizia provinciale. Stavolta i predoni non ce l’hanno fatta: grazie soprattutto ai militari ed agli agenti del comandante Claudio Castagnoli, che per ore ed incuranti del freddo, sono rimasti appostati nell’Oasi, prima accerchiando, poi bloccando e arrestando questi banditi. L’area in cui è avvenuta l’operazione è di proprietà del Consorzio di Bonifica Renana; anche per questo è stato possibile, per l’autorità giudiziaria, meglio definire il reato di furto aggravato. Quattro arresti, quella notte: tutti romeni residenti nel Padovano. Il più giovane ha 20 anni, il più vecchio ne ha 35. Il martedì successivo alla cattura erano comparsi tutti davanti al tribunale per il rito direttissimo: gli avvocati della difesa avevano chiesto il rinvio del processo, rinvio accolto dal giudice, che però aveva disposto la custodia in carcere dei quattro. Ieri la sentenza che ha condannato a 2 anni (ciascuno) di carcere i 4 predoni. Queste grosse quantità di pesce catturato illegalmente vengono poi vendute sul mercato ittico legale, di solito con un valore di 5/6 euro al chilo. Una lotta, quella al bracconaggio (in questo caso ittico) che inizia così a segnare tappe che rappresentano pietre miliari. L’attività delle forze dell’ordine ha già dato risultati di estremo rilievo: basti pensare, come ricordava lo stesso Castagnoli pochi giorni addietro, che si sta spingendo questi delinquenti un po' più indietro, e questo non può che rappresentare un fatto positivo ed importante soprattutto per la difesa degli habitat naturali. Molto si deve a questo tipo di lavoro e la piega presa dalle indagini, in senso lato, pare essere la migliore. Uno dei dati relativi all'attività della Polizia provinciale fornito proprio negli ultimi giorni è emblematico: negli ultimi anni gli uomini di questo Corpo hanno sequestrato qualcosa come 24 chilometri di reti abusive. Se stese, una avanti all’altra, queste reti coprirebbero il percorso stradale (e di chilometri) che congiunge Ferrara a Tresigallo. Ora è arrivato anche il carcere. È forse l’unica misura, quelli restrittiva, che questi bracconieri (praticamente abituati ad ogni disagio e disposti a rovinare per sempre flora e fauna) temono: su 70mila euro di multe, sono stati incassati la pochezza di 7mila euro. La stessa confisca di reti e barche consente, comunque, ai banditi, appena possibile, di acquistare di nuovo il necessario. La condanna al carcere cambia, invece, in maniera assolutamente senza ritorno (ed ecco perché storica) le vicende umane di queste persone.
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