«Carife, cambiare il decreto? Ci sono vincoli»
Ferrara, Calvano e i segretari Pd: si farà il possibile per gli obbligazionisti, senza illudere. Emendamento Fi alla legge di Stabilità
FERRARA. L’assalto al decreto salva-Carife è iniziato con l’avvio dell’esame del provvedimento del governo da parte della Camera. Ieri sono state respinte tutte le eccezioni preliminari delle opposizioni, ma il provvedimento è tutt’altro che blindato. «I nostri rappresentanti in Parlamento sono già al lavoro allo scopo di verificare se esistano, in sede di conversione del decreto, margini giuridicamente sostenibili per fare dei cambiamenti positivi» scrivono ad esempio i segretari Pd delle quattro regioni sede delle banche salvate, cioè Paolo Calvano (Emilia), Francesco Comi (Marche), Dario Parrini (Toscana) e Marco Rapino (Abruzzo). Un impegno di un certo peso, che viene contrapposto dai quattro all’azione di «chi urla e inganna le persone per ricavare un lucro politico, speculando sulla loro rabbia», con riferimento esplicito agli affondi in particolare della Lega. Non viene indicata la direzione nella quale il Pd intende incanalare i suoi sforzi, e in particolare non si fa cenno alla questione-chiave: verrà ribadito o no che il parlamento aveva impegnato, nel decreto legislativo sul bail-in del 16 novembre, a non toccare le obbligazioni subordinate prima del 2019? Il testo del decreto del 22 novembre, che ora è visionabile per intero, aggiunge particolari importanti a capire il clima di emergenza nel quale è stato varato l’intervento salva-banche (e ammazza-bond): si apprende tra l’altro che la Commissione Europea si è riunita la mattina di quella domenica per approvare quattro differenti provvedimenti di conformità, uno per ogni banca, del decreto alle direttive Ue. Lo stesso decreto mette per iscritto «l’esclusione dei titoli subordinati dalla cessione all’ente ponte», per consentire appunto «una riduzione dello sbilancio, che per il residuo sarà assunto dal Fondo di risoluzione nazionale».
Il risultato delle pressioni territoriali, però, è tutt’altro che scontato. Gli stessi segretari, infatti, devono riconoscere in difesa del Governo che ha salvaguardato 6mila posti di lavoro, 1,2 milioni di conti correnti e i bond ordinari, che «tanti risparmiatori hanno acquistato titoli oggettivamente rischiosi, in buona fede, convinti che rischiosi non fossero. Ciò doverosamente chiarito, crediamo che quella di un’azione giudiziaria, anche tramite le associazioni dei consumatori, sia una strada che deve essere percorsa». Un po’ quanto aveva detto Antonio Patuelli (Abi) lunedì a Cento.
Dove si potrebbe intervenire? «Senza illudere nessuno, i punti sono due - aggiunge Calvano - Le obbligazioni subordinate, e l’eventuale differenziazione tra la situazione Carife e quella della altre tre. Si farà tutto il possibile avendo presente i vincoli posti da Bankitalia e dall’Europa, senza mettere a rischio il decreto, perché fermarlo sarebbe letale per le quattro banche». Risulta che i sindacati stiano aiutando a predisporre un emendamento da presentare entro sabato.
A livello parlamentare si sta muovendo anche Forza Italia, dopo che i ferraresi avevano chiesto l’aiuto del nuovo coordinatore Massimo Palmizio. «Il decreto legge sulle banche non solo è ingiusto, ma è incostituzionale perché in violazione dell’articolo 47 della Costituzione che tutela il risparmio in tutte le sue forme» ha messo per iscritto Deborah Bergamini, responsabile comunicazione Fi: in una notte, evidenzia, «sono scomparsi in buona parte i soldi che le famiglie avevano messo da parte con fatica. Per questo - continua la parlamentare, stretta collaboratrice di Silvio Berlusconi - ho presentato un emendamento alla legge di Stabilità affinché gli utili comunque creati e da chiunque percepiti, con questa operazione del governo, debbano essere destinati a coloro, risparmiatori e investitori, che si sono di fatto trovati a pagare gli effetti della risoluzione della crisi bancaria».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
