Massiah (Ubi): noi interessati a Carife? Facciamoli lavorare
Il consigliere delegato della super-popolare non si sbilancia Dipenderà dalla modalità di vendita delle banche salvate
La Nuova Carife può essere un boccone appetitoso per molti istituti in espansione, anche se la vendibilità è collegata strettamente al metodo che sarà scelto. Se l’advisor incaricato di valutare l’operazione indicherà come più conveniente il pacchetto tra le quattro banche, o quantomeno dei singoli istituti nella loro interezza, allora l’acquirente non potrà che essere una banca primaria. Il primo nome uscito fin da lunedì, per quanto riguarda la cassa ferrarese, è Ubi, la super popolare cresciuta a Bergamo e poi ramificatasi in altri territori del centro nord. «Non abbiamo sondato Carife - è stata la risposta che il consigliere delegato Ubi, Victor Massiah, ha dettato ieri ai giornalisti - In questo momento c’è solo il lavoro d’impostazione di Roberto Nicastro (presidente dei quattro istituti salvati, ndr), un elemento di coordinamento importante ed esperto, rispettato da tutti. Lasciamo lavorare Nicastro e poi vediamo». Una mezza smentita, insomma, soprattutto se si considera che sull’eventuale interesse a Banca Marche, Massiah è stato molto più categorico: «Banca Marche non potete proporcela, perché siamo praticamente uno di fronte all’altro», cioè le sovrapposizioni sono numerose.
In effetti del gruppo Ubi fa parte la Popolare di Ancona, come altri istituti regionali lombardi e del Mezzogiorno. La copertura territoriale dell’Emilia, invece, è debole, come del resto per quanto riguarda la provincia di Ferrara. Se il criterio è questo, come Massiah ha lasciato intendere, l’interessamento potrebbe effettivamente avere seguito. Altro nome che circola è Cariparma (Credit Agricole), che più volte aveva smentito nei mesi scorsi di voler crescere con acquisizioni di sportelli, ma che ora potrebbe anche ripensarci.
In caso venisse decisa la vendita “spezzatino”, con grappoli di sportelli assegnati al miglior offerente, rientrerebbero in gioco tutti gli istituti “cugini”, a partire da Caricento e Cassa di Risparmio di Ravenna.
Ieri intanto la rete si è trovata di nuovo sotto pressione da parte dei soci-correntisti e, soprattutto, degli obbligazionisti. Non tutti hanno infatti avuto le informazioni sull’azzeramento delle loro partecipazioni dagli organi d’informazione, e cominciano ad essere raggiunti dalle telefonate dei dipendenti che sostituiscono, in maniera irrituale, le informative via lettera. Le reazioni? Le stesse dei giorni scorsi. (s.c.)
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