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Abbandonato nell'edificio diroccato: «Non volevamo desse l’allarme»

Abbandonato nell'edificio diroccato: «Non volevamo desse l’allarme»

Tartari rapito per usare bancomat e cercare la cassaforte in casa

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FERRARA. «Tartari l’abbiamo portato via per poter usare il bancomat, il giorno dopo, e anche entrare in casa di nuovo per cercare la cassaforte». La risposta è cruda, e chiarisce il motivo per cui i tre assassini portarono via il pensionato da Aguscello, dopo l’aggressione-rapina. Lo fecero per assicurarsi, ha spiegato Ivan Pajdek, la possibilità di usare il bancomat il giorno dopo il 10 settembre, ed evitare che lui stesso desse l’allarme.

Mancavano solo queste piccole risposte. Mancava l’ultimo atto, l’interrogatorio di Ivan Pajdek, ritenuto il capo del gruppo di assassini di Pier Luigi Tartari. Gli inquirenti, il pm Filippo Di Benedetto che lo ha interrogato con il giudice Silvia Marini ieri in carcere (nell’interrogatorio di garanzia) e i poliziotti della squadra mobile (diretti da Andrea Crucianelli) lo aspettavano da mesi a Ferrara per illuminare gli ultimi dubbi rimasti dopo le indagini sulla banda di balordi pericolosi che lo hanno rapinato, aggredito e ucciso. Tutti e tre hanno dato versioni diverse. Ma dalle parole di due dei tre complici si ha la conferma che la notte del 9 settembre, nella casa di Aguscello, c’erano tutti e tre: Ivan Pajdek, Constantin Fiti e Patrik Ruszo. E tutti e tre (insieme) avrebbero poi abbandonato, vivo, Pier Luigi Tartari in quel rudere vicino a Fondo Reno, dove l’anziano 73enne è stato trovato dopo due settimane, morto, con il corpo deteriorato dal tempo e dal caldo.

Proprio la salma di Tartari, già sottoposta alla perizia medico-legale, dovrà dare agli inquirenti le risposte definitive sul caso. Il deposito dei risultati dell’autopsia è fissato per il 26 dicembre, e i tecnici dovranno indicare agli inquirenti se Tartari sia stato lasciato vivo o morto. Cambia poco, in realtà dal punto di vista processuale. Resta la brutalità dell’omicidio anche alla luce della conferma, dalle parole sia di Ruszo (primo a confessare) e ora di Pajdek che lo ha riferito ai magistrati, che Tartari era vivo: anzi, a poco serve ora dire,che Pajdek due giorni dopo aveva detto ai complici di liberarlo. Non servirà granchè ad alleggerire la sua posizione. Nel processo, che potrebbe celebrarsi col giudizio immediato entro la prossima estate, sulla base delle accuse formulate si parte dall’ergastolo. (d.p.)

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