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Caso Tartari, una vera banda dietro rapine e omicidi

Caso Tartari, una vera banda dietro rapine e omicidi

Resa dei conti: indagini sugli assalti a Mesola, Coronella, Codigoro e Fondo Reno. Continua la caccia al quarto uomo

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Era il “capo” quando la banda faceva i colpi, almeno 5 quelli confessati. Ma non vuole esserlo almeno dal punto di vista processuale, anche se la sua sorte giudiziaria, come quella degli altri due accusati di essere gli assassini di Pier Luigi Tratri, è già segnata. Ivan Pajdek ha confessato tutto ma ha ritagliato per sè, davanti ai giudici e al suo avvocato Daniele Borgia, il ruolo non del «cattivo», anzi. Perchè secondo lui i «cattivi» erano gli altri due, ragazzini 20enni che dopo aver abbandonato (e ucciso, di fatto) Tartari nel casolare in aperta campagna, sono andati a far shopping e comprare coi soldi della rapina-omicidio, due paia di scarpe da tennis, per 50 e 70 euro. E allora, adesso, dopo le parole di Pajdek, scatta la resa dei conti tra i tre complici nell’assassinio di Tartari. L’avvocato Alberto Bova ieri non sapeva nulla dei retroscena pubblicati dai giornali dopo l’estradizione e l’interrogatorio di Pajdek. La posizione più compromessa è del suo assistito, Constantin Fiti che ha sempre negato di essere stato presente a rapina e (di fatto) all’omicidio-abbandono di Tartari. Ma ormai due complici accusano Fiti di esser stato presente, non basta? «Non posso che dire che parlerò con il mio assistito - spiegava ieri mattina Bova -, devo ancora verificare i retroscena pubblicati dai giornali, che riferiscono essere dichiarazioni di Pajdek: Fiti ha sempre confermato la propria estraneità». Bova spiega che non vuole entrar nel merito delle indiscrezioni pubblicate, e che comunque, sulla presenza di Fiti non vi sono riscontri oggettivi, solo le parole di Ivan Pajdek e Patrik Ruszo: più che sufficienti? Lo stabiliranno le indagini che si stano chiudendo. Anche per Ruszo, la cui posizione non cambia, il cui racconto viene confermato al di là dei piccoli dettagli, come commenta l’avvocato Filippo Sabbatani che lo difende: «Praticamente ha confermato tutto ciò riferito da Patrik» e commenta che è quantomeno singolare che attribuisca al ragazzo il ruolo di cattivo, «di chi ha aggredito, picchiato, legato». Pajdek se la prende anche con la madre di Patrik e probabilmente sul ruolo della donna (la badante vicina di casa di Tartari) vi sarà la possibile evoluzione delle indagini: «Per quanto ci riguarda, se gli inquirenti vorranno spiegazioni, siamo a disposizione», spiega Sabbatani. L’ordine di liberarlo? «Patrik non lo ha mai riferito, nutro dubbi sulla circostanza», taglia corto Sabbatani. Mentre ora le indagini si concentrano sui colpi della banda: Pajdek e Patrik hanno confessato altri colpi. Quelli di Mesola, Coronella e si indaga sulle rapine-assalti a Codigoro, Fondo Reno e un altro colpo.

E continua la caccia al quarto uomo, che non si trova ed è ancora in fuga. (d.p.)

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