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«Sul terreno espropriato ha ragione il Comune»

Portomaggiore, dopo trent’anni di udienze la Corte d’Appello chiude il caso I vecchi proprietari chiedevano una somma maggiore: ora non potranno averla

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PORTOMAGGIORE. Trent’anni di tribunali. Lunedì 30 novembre, la Corte d’Appello di Bologna ha chiuso definitivamente la vertenza nata negli anni ’80 tra Comune di Portomaggiore e Alfonso Cesari.

La questione era nata quando gli eredi avevano intentato causa al Comune sull’esproprio di Piazza Repubblica. Il terreno era andato all’Ente territoriale per una cifra troppo bassa rispetto a quanto la famiglia Cesari considerava necessario. Nei trent’anni di sentenze, vi era stato un primo grado favorevole alla controparte Cesari ed un secondo grado in cui il Comune resisteva alle ulteriori richieste da parte della famiglia.

Il ricorso di questi ultimi in Cassazione era stato rimandato dalla stessa nel 2012 alla Corte d’Appello di Bologna per via di una sentenza della Corte Costituzionale che aveva abrogato la norma su cui si basava l’atto d’esproprio del Comune.

Dopo una nuova perizia e tre anni di attesa, la Corte si è espressa chiaramente a favore dell’Ente portuense: non vi sarà risarcimento ai richiedenti, costretti ad accollarsi le spese legali. «Vi è grande soddisfazione – ha commentato il sindaco Nicola Minarelli – per una controversia che si trascinava da tempi immemorabili. La paradossale vicenda meritava di avere una soluzione. Il perito prima e la Corte poi hanno riconosciuto la bontà della linea dell’Amministrazione. È una buona notizia in termini simbolici. Ma consente pure al Comune di liberare una serie di risorse prudenzialmente accantonate. L’approccio alla legislatura è stato di massima attenzione e prudenza nella gestione del bilancio. La linea ha pagato con conti in ordine: se la questione fosse stata negativa, avremmo evitato brutte sorprese».

Enrico Menegatti

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