Balboni: «Io e Brandani, 30 anni di battaglie e poi non parlarsi più»
Ferrara, come la politica ha diviso i due amici nati nel Msi. Bratti (Pd): ci accomunava la passione per lo sport
E' morto Brandani, l'alfiere di Fini
FERRARA. Tutti e due a destra, ma sempre più distanti. Non si parlavano nemmeno più Brandani e Balboni. La politica è fatta così, avvicina e affratella, separa e compromette i rapporti. Alberto Balboni, oggi esponente di Fratelli d’Italia, cerca e trova le parole per inquadrare questa dualità: «Di Enrico ho ricordo straordinari, siamo stati amici, abbiamo condiviso trent’annidi battaglie politiche, che sono iniziate nel Fronte della gioventù e nel Msi, poi le strade della politica ci hanno diviso in modo irrimediabile, lui era rimasto ancorato a Fini mentre io mi sono dissociato, negli ultimi anni non ci parlavamo più. Ma il dolore, il dispiacere per la morte di Enrico è grande lo stesso. Io continuavo a informarmi su di lui attraverso comuni amici, spero che anche lui facesse altrettanto. Penso alla sua famiglia, alla moglie Marilù, una donna forte, so quanta fatica costa avere un marito che fa politica. Enrico era un uomo di destra nel profondo del cuore, posso immaginare il suo travaglio negli ultimi anni. Era una persona di grandi qualità, generosa, non aveva un carattere comodo, questo è sicuro. Come è sicuro - dice ancora Balboni - che sia stato un protagonista della politica ferrarese e credo che questo lo debbano riconoscere tutti, avversari e non».
Arriva in proposito una testimonianza di Alessandro Bratti, deputato Pd: «A lui mi lega un ricordo fin da quando ero bambino, era in classe con mio fratello più vecchio di me e di 5 anni. Enrico veniva a ballare in una stanza di un cortile dove abitavo. Allora la contrapposizione ideologico era molto forte, la mia famiglia era di sinistra, la sua era di destra, ma questo non è mai stato un ostacolo. Me lo sono poi trovato in consiglio comunale. Quando ho fatto l’assessore, lui era di fatto il capo dell’opposizione. Abbiamo lavorato insieme sullo sport, facendo anche il gioco delle parti quando avevamo bisogno dei fondi per iniziative e impiantistica. Allora il sindaco era Soffritti. Gli dicevo Enrico tu insisti su questo, io faccio quest’altro e poi riuscivamo a portare a caso il finanziamento per gli incontri di boxe come quello dei Duran. Ci accomunava la passione dello sport, quando io giocavo a volley lui faceva l’arbitro, i nostri figli poi giocavano a basket. Aveva un carattere fumantino, ricordo gli scatti di ira, ma siamo sempre andati d’accordo. È stata una notizia veramente brutta e pesante quella della sua morte. È una perdita per la mia generazione, abbiamo fatto un pezzo della storia di questa città insieme».
Rossella Zadro, ex assessore, ora coordinatrice provinciale di Italia Unica, così ricorda Brandani: «Sempre attivo, dinamico, allegro ed ironico, mai banale e dalla onestà intellettuale che gli consentiva di riconoscere il merito e la giustezza delle proposte e delle persone, al di là del colore politico. Ha saputo dare contributi importanti alla città e alle persone, anche a me, su temi molto complessi. Fuori dalla politica, in ques’ultimo periodo lo ricordo preoccupato e attento alla questione della Carife».
«Le strade della politica ci hanno diviso - dice Paolo Spath, coordinatore di Fdi - ma per decenni Brandani è stato una delle colonne portanti di Alleanza Nazionale a Ferrara, e questo non si dimentica ne si cancella. Alla sua famiglia il mio cordoglio e vicinanza personale e politica più sincera».
Anche Marco Forlani, della segreteria organizzativa di Forza Italia, ha espresso il lutto personale e del partito.
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