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la crisi della banca

Carife, risarcimenti solo a chi non speculava

Stefano Ciervo
Carife, risarcimenti solo a chi non speculava

Per ir risparmiatori di Ferrara il viceministro Morando apre spiragli. Incognite su chi lasciar fuori, dove prendere i soldi e sui tempi. FI all’attacco

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FERRARA. La notizia di giornata, cioè l’impegno da parte del viceministro Enrico Morando ad un risarcimento per «la componente socialmente più debole degli investitori coinvolti» nell’azzeramento dei bond Carife, ha suscitato interesse ma anche interrogativi. Le reazioni misurate o addirittura assenti di gran parte degli esponenti Pd, a partire da quelli ferraresi, sono spia del fatto che i contorni dell’operazione sono ancora tutti da definire, quindi è meglio non sbilanciarsi.

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«A Roma oggi se ne dicono di tutti i colori a questo proposito» testimoniava Riccardo Maiarelli (Fondazione Carife), e in effetti sembrano esserci due o tre livelli di lavoro. Il primo è quello di governo, che sembra partire dalla possibilità di suddividere gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche in speculativi e non: da risarcire sarebbero solo i secondi, come distinguerli da chi avrebbe investito per speculare sui differenti tassi d’interesse, è ancora un mistero.

Forse il profilo Mifid, cioè il certificato di propensione al rischio degli obbligazionisti, potrebbe aiutare. I soldi, anche se non si sa quanti, arriverebbero da un fondo sul quale convogliare parte dei profitti delle good bank o di chi le comprerà, soluzione che in ogni caso deve ottenere il via libera di Abi e, forse, anche della Commissione Ue. Un punto debole di questo schema è lo strumento: l’orientamento sarebbe infatti di non mettere questa promessa nell’emendamento Boccia alla Legge di Stabilità all’interno del quale è condensato il decreto salva-banche, anche per non creare problemi alla conversione di quest’ultimo. Un impegno non immediatamente verificabile, dunque.

Su di un filone diverso si muovono i sindacati bancari, in particolare la Fisac Cgil, che sta lavorando a tambur battente ad un emendamento al decreto (entro domani alle 11 bisogna presentarlo), che evidentemente dovrebbe essere presentato da parlamentari Pd, per ritagliare i risarcimenti dalla lavorazione delle sofferenze della bad bank.

La parte tecnica di questa operazione è già in fase avanzata e prevede anche in questo caso un risarcimento selettivo. A beneficiarne, secondo questo schema, sarebbero di più gli obbligazionisti che hanno investito tutti i loro soldi, o quasi, nelle “subordinate”, e gli altri a scendere. È stato studiato anche un meccanismo per partire da subito con le prime rate del rimborso, senza attendere gli anni necessari alla chiusura della lavorazione delle sofferenze.

Lo schema governativo potrebbe anche mutuare qualche elemento del piano sindacale, ma per ora i due progetti viaggiano in parallelo.

C’è poi l’offensiva di Forza Italia con Paolo Romani, presidente dei senatori: «È bastato la presenza nel Fitd di un esponente di Bankitalia per far bocciare l’intervento dall’Ue - ha denunciato - ora il ministro Padoan risponda in aula». Deborah Bergamini ha presentato due sub emendamenti per destinare tutti gli utili e le plusvalenze dell’operazione ai risparmiatori.

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