Il rettore Zauli: voglio più studenti e più professori
Ferrara, al via il reclutamento di 24 nuovi docenti associati e 4 ricercatori. Chirurgia, c’è il concorso per sostituire Liboni
Il rettore Giorgio Zauli, accompagnato dal responsabile della comunicazione Andrea Maggi, ieri mattina ha visitato la redazione della Nuova Ferrara. Non si è sottratto a qualche domanda.
Va in ufficio come promesso alle 7.30?
«Quando non vado al Cus arrivo sempre molto presto in Rettorato. Cerco però di non fissare appuntamenti importanti di prima mattina perché sono un po’ ansioso e dopo rischio di non dormire.
Che va a fare al Cus?
Un po’ di attività fisica, di solito vado al martedì e al venerdì, quasi sempre incontro il professor Grassi, anche lui molto mattiniero.
L’assessore regionale alle sanità Venturi vuol tagliare 8-900 posti in Emilia Romagna per riportare i conti in ordine. Ci aspetta un altro 2016 lacrime e sangue?
È presto per dirlo. L’assessore Venturi ha chiesto di identificare un paio di persone per ogni Università per rivedere il protocollo tra Regione e Atenei, io ho indicato Adolfo Sebastiani, che era preside di Medicina quando si firmò il protocollo del 2004, e Leonardo Trombelli, attuale preside della Scuola di Medicina, persone di esperienza che sono anche la nostra memoria storica.
Un ex direttore generale come Giuseppe Balicchi sostiene che la riduzione dell’attività ospedaliera, a partire dalla chirurgia, potrebbe mettere a rischio Medicina. Concorda?
La Scuola di Medicina non corre alcun rischio. A proposito di riassetto della sanità non mi spaventa l’ipotesi di andare verso un’Azienda unica come in Friuli Venezia Giulia, dove la Serracchiani ha fatto da battistrada. Non mi fa paura questa prospettiva anche perché a Ferrara l’integrazione tra Azienda ospedaliera e Azienda territoriale è in atto da tempo, in Emilia Romagna siamo un esempio virtuoso. Vedo più opportunità che rischi, vi sono ambiti come Psichiatria, Medicina legale, Medicina del lavoro , odontoiatria la cui attività è più ambulatoriale che ospedaliera. Inoltre con le nuove lauree abilitanti abbiamo bisogno di maggior formazione e l’apporto delle istituzioni territoriali è importante (Zauli cita al riguardo il lavoro che sta svolgendo la professoressa Tiziana Bellini).
Dobbiamo temere per la nostra Chirurgia?
Ferrara ha una grande tradizione chirurgica e dispone di ottimi professionisti. Le posso dire che abbiamo indetto il concorso di prima fascia per la sostituzione del professor Alberto Liboni, confidiamo di avere il succcessore prima del suo pensionamento.
Tra le sue priorità c’è la riorganizzazione dell’apparato amministrativo. Ha già avviato questa operazione?
Il professore Enrico Deidda Gagliardo farà una ricogniziine completa in vista della riorganizzazione. Ho scelto questa procedura perché, da liberale quale sono, non voglio imporre soluzioni dall’alto. Da qui al 31 marzo Deidda ascolterà 600 persone, nei due mesi successivi definiremo un nuovo modello organizzativo, e non perché fino adesso siamo andati male, più semplicemente perchè davanti al mondo che cambia, alle restrizioni di bilancio c’è la necessità per l’Università, come per ogni azienda, di adeguarsi e migliorare l’efficienza.
Nella prima conferenza stampa dopo l’insediamento ha annunciato proposte per il reclutamento di nuovi professori...
Fatto. Abbiamo avviato un’imponente operazione di reclutamento di 24 nuovi professori associati, 15 posizioni riguardano solo personale interno, 7 anche professori esterni e 2 soltanto riservate ad esterni. Recluteremo anche 4 nuovi ricercatori di tipo B, che dopo tre anni, se hanno fatto bene, possono aspirare a diventare professori.
Ferrara sta vivendo una fase delicata sul piano economico, basta pensare alla vicenda di Carife. Ci sarà un impatto anche per l’Università?
Vedo le difficoltà e i problemi ma da buon popperiano sono inguaribilmente ottimista (riferimento al pensiero del filosofo Karl Popper). Università e città hanno interessi comuni, ce lo siamo detti anche nell’incontro con il sindaco, avere più studenti iscritti fa bene all’Università e fa bene alla città. Se Ferrara soffre vuol dire che dovrà essere anche più inciviso il ruolo “economico” dell’Università anche se non è questo il nostro core business. I nostri obiettivi fondamentiali sono due: formare molto bene i nostri ragazzi e fare ricerca scientifica a livelli elevati, come del resto già facciamo.
Che sono anche contributi all’economia nemmeno tanto indiretti.
Certo. Studenti e ricerca sono anche i due criteri in base ai quali ci danno i soldi. Più studenti (7000 euro per ogni iscritto in corso) e più ricerca equivalgono a maggiori risorse. È per questo che l’unico ranking che mi interessa è quello dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), di tutte le altre classifiche mi importa poco o niente. La prossima visita dell’Anvur l’avremo nel novembre 2016, certificheranno 10 corsi, 5 indicati da noi e 5 scelti da loro.
Conta di aumentare il numero degli iscritti?
Spero di aumentare l’offerta formativa, abbiamo dei margini. Io poi sono filosoficamente contrario al numero chiuso. La Giannini (il ministro dell’Istruzione), è stata criticata da più parti quando ha proposto il modello francese, io penso che avesse qualche buona ragione.
Come funziona il modello francese?
Non mette una barriera all’iscrizione al primo anno, ma fa subito una selezione molto severa. La selezione non la fanno i test di ingresso ma gli esami, così tutti hanno un’autentica opportunità. Se ai miei tempi ci fosse stato il test di cultura generale per l’ammissione a Medicina credo che non l’avrei superato.
E in attesa che cambino le regole che si fa a Ferrara?
Per Medicina e Architettura i numeri ce li dà il ministero, sul resto si può agire, specie in cui quei corsi che offrono ai nostri laureati buone opportunità di occupazione.
Qualche mese fa ha detto che da rettore avrebbe fatto di tutto per essere presente ai tavoli europei che erogano fondi per la ricerca.
Abbiamo dei grandissimi solisti che sono in grado di attingere autonomamente ai finanziamenti, ma dobbiamo dare la possibilità anche ad altri di accedere alle risorse messe a disposizione dall’Europa, visto che non tutti hanno l’attitudine e il tempo per fare da soli. Serve una struttura tecnica di supporto, non la si improvvisa, servono anni. Dalla Provincia (parte del personale dovrà essere dirottato altrove a seguito della riforma Delrio) abbiamo richiesto figure professionali che si sono occupate di progetti europei.
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