Ferrara, un concentrato di slot machine
In Regione siamo la seconda provincia. A Comacchio un locale “d’azzardo” ogni 240 abitanti, in città uno ogni 557
Per una sola posizione la provincia ferrarese non ha fatto jackpot: in collaborazione con Dataninja ieri è stato reso pubblico il quadro della diffusione di locali con slot machine. E proprio in provincia di Ferrara si registra la seconda più alta concentrazione: quasi 21 locali con slot ogni 10.000 abitanti. Davanti c’è solo Piacenza con 23,6; il resto della Regione viaggia tra il 17.5 di Ravenna e il 13,3 di Modena.
Tra le mura estensi e l'Adriatico domina la vita campestre, certo all'aria aperta, ma è gettonato pure il gioco d'azzardo nei bar tabacchi, nelle mercerie e affini che propongono le macchine infernali. Nel 2014 il vizio più costoso in assoluto ha mosso 84,7 miliardi di euro, dimostrando di anno in anno un fatturato in continua crescita. Il settore non risente minimamente della crisi e ad oggi ha prodotto quasi 2 milioni di ludopatici, a rischio dipendenza e a rischio povertà, che è una delle peggiori conseguenze. Si arriva a impegnare cifre necessarie al proprio sostentamento, a rinunciare a sé per una tanto fortuita quanto impossibile rivincita di tutto ciò che si è perduto sino a quel momento.
Il quadro in questione è stato improntato sui dati del 2015, affinando l'analisi dai confini regionali fino in loco, comune per comune. In testa alla lista dei nostri 24 comuni si è piazzata Comacchio, con la densità maggiore di locali muniti di slot. Considerando i quasi 23mila abitanti, la cittadina lagunare conta 93 esercizi, ossia uno ogni 245 individui. Ferrara, invece, ne vanta appena 240, rispetto ai suoi 134mila cittadini, cioè uno ogni 557 abitanti. La più virtuosa della corte si rivela essere Mirabello, con 2 esercizi su 3300 abitanti, uno ogni 1650, che manifesta una notevole forza d'animo. Anche nella riunita Fiscaglia e a Portomaggiore non si rinuncia all'azzardo, con rispettivamente una densità di un locale con slot ogni 275 persone (34 esercizi totali) e uno ogni 318 (38 in toto). Meno incallita è Poggio Renatico, con 11 esercizi su 9921 abitanti, ovvero uno ogni 902.
L'emblema di quanto affidare una parte degli introiti al gioco su schermo possa sostenere il guadagno annuale di un commerciante sta alla stazione di Ferrara, dove a seguito dei lavori di ristrutturazione il piccolo tabaccaio ha riservato una saletta ai videopoker.
Il rischio chiama a rilanciare, perciò nel Bingo su via Modena, che si affolla dalle 19 alle 4 del mattino, una stanza vicino all'ingresso è dedicata ai video d'azzardo.
Una caratteristica condivisa dai locali per le scommesse è l'isolamento dei giocatori: vetri oscurati, o coperti da immagini di paradisi in terra, ad esempio, e l'assenza di orologi alle pareti. Negli ambienti su piazzetta della Repubblica, dove un tempo c'era la filiale di una banca e adesso non si riesce a guardare dentro, in mezzo alle slot, ai tabelloni delle corse di cani e cavalli, e a svariate altre trappole luccicanti, c'è un bancone con un barman che offre da bere e si presta a intrattenere. Persino il tramontato Blockbuster in via Bologna è da poco una sala da gioco.
Pare che dietro a una mano di slot ci sia il desiderio incontrollabile di sottrarsi a una realtà scomoda, che non si sopporta più. E a raccontarlo in maniera approfondita è il recente documentario della giornalista Annalisa Bertasi e della psicologa Chiara Pracucci, intitolato All in, "tutto dentro" come durante una partita a poker.
Il video, girato in tre anni, si sviluppa in quattro interviste a giocatori anonimi, unite ai pareri di un operatore sociosanitario e dello psichiatra Edoardo Polidori, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche dell'Ausl di Forlì.
L'Emilia Romagna così inquadrata è lo specchio di un Paese nel quale qualsiasi forma di gioco d'azzardo provoca un'assuefazione pari a quella dell'eroina e difficilmente curabile.
Matteo Bianchi
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