«Imparate il greco buono non quello che vi dà un 4»
La ‘lezione’ del professor Cazzola, ex insegnante dell’istituto su lingua e arte «Ettore e Andromaca di De Chirico è legato al Salone dei mesi di Schifanoia»
Nella seconda parte della mattinata, dedicata al 150° compleanno del liceo Ariosto, sono intervenuti il professor Claudio Cazzola, ex insegnante dell'istituto, e il professor Gianni Venturi, critico letterario e presidente dell'Associazione Amici dei musei e monumenti ferraresi. Argomento della conversazione la presentazione del n°63 dei Quaderni del Liceo Ariosto «Ali alle parole. Gli incontri dell'Ariosto di sera (2007-2012)». Il volume raccoglie le letture di classici greci, latini e italiani che il professor Cazzola ha tenuto negli ultimi anni e sta proseguendo da novembre 2015, con cadenza settimanale, per celebrare il quinto centenario della pubblicazione di Orlando furioso.
In atrio Bassani gli studenti delle classi prime e seconde con le quali il professor Cazzola sta seguendo un percorso di lettura e di analisi di testi letterari sono stati coinvolti in una riflessione sul mondo classico e su quanto esso sia tuttora presente nella vita quotidiana.
«Non bisogna aver paura della cultura classica, ragazzi, bisogna approcciarsi ad essa con estrema semplicità»: con queste parole il professore ha invitato gli studenti ad avvicinarsi alle opere del passato con la leggerezza tipica dell'adolescenza. Occorre farlo, però, come ricorda il professor Venturi, con la consapevolezza che ciò che si apprestano a leggere ha il carattere di un romanzo di formazione. «La classicità - afferma Venturi - è necessario viverla nel presente e non come un'eredità da consumare». E die che ciò che accade oggi nel mondo è una negazione della storia passata, un "errore" ripetuto più e più volte, anche se dimenticarsi della storia è «un atteggiamento umano poiché solo il divino è senza tempo». Gli studenti sono rimasti poi a bocca aperta quando il professor Cazzola, dopo avere commentato il celebre episodio del libro VI dell'Iliade, ha proiettato un'immagine dai tratti strani e inquietanti, espressione dell'arte metafisica di Giorgio De Chirico: "Ettore e Andromaca", del 1917. L'opera, attualmente esposta a Palazzo dei Diamanti nella mostra «De Chirico a Ferrara: Metafisica e Avanguardie», è l'esempio più vicino e interessante di come la cultura classica pulsi ancora nelle vene del nostro tempo e di come il passato sia profondamente legato al presente. Del resto, ha osservato il professor Cazzola, anche la raffigurazione delle gambe dei manichini 'metafisici' nella medesima opera allude a quella dei personaggi che compaiono nell'affresco dedicato al «Mese di Aprile»di Francesco del Cossa di palazzo Schifanoia, come attestazione di un connubio artistico del tutto attuale. Cazzola, ancora, declamando alcuni versi dell'Iliade ha fatto una breve riflessione sull'importanza dello studio della lingua greca nella nostra cultura: «Non vi dispiaccia il greco, ragazzi, questo greco è buono, questo non è il greco che vi dà quattro in una versione e non è il latino austero usato da Don Abbondio ne “I Promessi Sposi” per confondere il povero Renzo, questo greco è buono». Ha esortato dunque i giovani a non essere spaventati dalla difficoltà della lingua, bensì ad andare oltre, a scoprire un 'nuovo' mondo, celato dietro la poesia classica. La conversazione si è conclusa quindi con un invito a lasciar spazio a passioni e conoscenze, senza limitarsi allo studio finalizzato al risultato scolastico.
Martina Plazzi
Valentina Chinaglia
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