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«Non può essere il privato a farsi avanti»

«Non può essere il privato a farsi avanti»

Ospedale, il presidente della Consulta Mezzogori: sembra che sia tutto fermo, così non funziona

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COMACCHIO. La posizione della Consulta Popolare per il San Camillo sul processo di riorganizzazione della sanità locale è nota da anni e anche ieri è stata ribadita, nel corso di un lungo confronto con il Comune e con l’Asl, rispettivamente rappresentati dal sindaco Fabbri e dalla sua giunta e dal direttore del distretto Sud-Est Gianni Serra. «Pensavamo di aver fatto un passo in avanti, dopo tutti gli incontri della scorsa estate – afferma il presidente della Consulta Manrico Mezzogori -, e c’era stata un’apertura sul progetto di cessione di un ramo d'azienda ai medici privati. A quello doveva servire il negoziato e invece sembra che sia tutto fermo, ma di incontri con i medici privati e con i vertici dell’Asl ne sono stati fatti anche quando Tagliani era in ferie». Per la Consulta non deve essere il privato ad avanzare una proposta progettuale, ma deve piuttosto essere l'Asl «a modificare le propria programmazione strategica con un bando di gara, perché quella attuale non tiene il passo». Mezzogori rilancia, spiegando che nei tanti incontri che si sono susseguiti durante l'estate con medici privati della vicina Romagna e con i vertici dell’Usl erano state valutate una serie di ipotesi progettuali, per valutare a fondo una eventuale collaborazione pubblico-privata. Dopo la commissione sanitaria di mercoledì sera è stata caldeggiata la richiesta di un nuovo incontro, questa volta in presenza dei medici privati, che avevano manifestato il loro interesse a sostenere un percorso di salvaguardia dell’ospedale San Camillo, ma anche in presenza dei massimi vertici dell’Asl. «Nell’incontro di ieri sera è saltato fuori – incalza Mezzogori – che la medicina di gruppo si sia insediata abusivamente, perché l’Asl non ha chiesto l’autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso dei reparti. Volevano portare anche la pediatria di gruppo per compiere il golpe – insiste il presidente della Consulta - Si reputavano onnipotenti». Da poco più di due anni gli esponenti della Consulta occupano il secondo piano del San Camillo, per impedire la conversione di reparti in altri ambulatori, dopo l'insediamento della medicina di gruppo. «Due anni fa il direttore Guerra ha scatenato la forza pubblica – prosegue Mezzogori – contro inermi cittadini che difendevano la legalità e ora si scopre che per l'arrivo dei medici di gruppo non era nemmeno stata chiesta l'autorizzazione al cambio di destinazione d’uso». A parere della Consulta margini di trattativa restano aperti, proprio per spronare verso una ristrutturazione sanitaria a misura di una località turistica, che non può privarsi di un ospedale con tutti i servizi necessari tanto all'utenza residente, quanto a quella turistica.

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