«Nuova Carife solida e con pretendenti»
Il presidente Nicastro: asta entro febbraio, da sola o assieme alle altre tre banche
MILANO. La Nuova Cassa di Risparmio andrà all’asta già a febbraio, all’interno del blocco delle altre tre banche salvate o da sola, e i pretendenti non dovrebbero mancare, stando a quanto riferito da Roberto Nicastro, presidente unico delle “quattro cugine”. Nella sua prima conferenza stampa nei panni che indossa da una decina di giorni, «per la precisione 250 ore» ha detto con l’aria di chi ne ha dormite poche, l’ex direttore generale di Unicredit ha iniziato a preparare il terreno per l’evento-cardine del suo mandato, senza tuttavia trascurare i mesi che ci stanno in mezzo.
Nicastro si è detto consapevole di dover recuperare un pezzo di appeal sul territorio perso con l’azzeramento dei bond junior, ha preannunciato un tour ferrarese e ha minimizzato l’impatto delle reazioni dei risparmiatori beffati: «Ci sono state alcune singole situazioni di una certa gravità e serietà (minacce ai dipendenti, conti chiusi, ndr) ma non tali - ha detto rispondendo ad una specifica domanda su Carife - da intaccare in maniera drastica quello che potremo chiamare il franchising di queste banche. Uno dei nostri principali obbiettivi è la ripresa dei rapporti sul territorio, i quattro amministratori delegati stanno già prendendo accordi con le associazioni di categoria per riprendere l’attività di finanziamento a supporto delle piccole e medie aziende.
Molto presto avrete un super tangibile segnale di un pieno e legittimato ritorno ad una forte operatività locale». E Maria Pierdicchi, consigliere indipendente già Standard&Poor’s, ha voluto sottolineare «la risposta delle istituzioni locali per il rilancio fattivo delle banche».
Tempi stretti
Nicastro ha fretta perché il Dipartimento concorrenza dell’Unione Europea gli sta con il fiato sul collo, «se Bruxelles insisterà su tempi-capestro...» ha sottolineato ad esempio sull’esigenza di nominare un advisor per la vendita entro Natale-Capodanno. Quindi ha fatto partire dieci «cantieri operativi» con 70 azioni, in team con 3 consulenti (Bonelli erede per il legale, Erst&Young sugli aspetti finanziari e Closetomedia per la comunicazione) e puntando anzitutto a superare le difficoltà operative, «abbiamo quattro sistemi operativi diversi, non è schiacciando un bottone parta tutto.
Per questo ho sottolineato il problema del pagamento degli stipendi, non che non ci fossero i soldi ma si era a cavallo di due entità legali». Il tutto per arrivare il prima possibile alla vendita.
Blocco unico o 4 aste
Non si venderanno pacchetti di sportelli, ha fatto capire Nicastro, perché le opzioni sono due: la vendita in blocco di Carife, Banca Marche, Etruria e Carichieti, oppure quattro diverse procedure. La prima è la preferita da Bruxelles, perché sarebbe più rapida, ma le opzioni sono tutte sul tappeto: «Subito, dopo poche ore dall’intervento, sono arrivate le prime manifestazioni d’interesse da banche e private equity dall’Italia e dall’estero, per entrambe le tipologie. Sì, anche per il blocco delle banche, anche perché tra loro hanno importanti sinergie territoriali: agiscono sulla dorsale appenninica e in altre circostanze avrebbero potuto riflettere seriamente su di un percorso strategico comune». E il presidente si è dichiarato «non sorpreso di questo, già in precedenza queste banche erano state oggetto d’attenzioni, e ora che i problemi (leggi sofferenze, ndr) sono stati risolti...». Per sapere come impostare la vendita, Nicastro ha pensato ad un pre-sondaggio di mercato da svolgere a gennaio. I possibili acquirenti? «Banche italiane medie e medio-grandi, istituti esteri con determinati requisiti e private equity di elevato standing».
Come stanno?
Carife e le altre non sono in ginocchio dopo anni di commissariamento e gli assalti dei bondholder, tutt’altro: «Abbiamo trovato istituti stabilizzati dal buon lavoro fatto dai commissari - si è speso il neo-presidente - con un radicamento territoriale eccezionale che non è stato minimamente intaccato.
Fuga di conti correnti? Direi che il problema di possibili ondate di panico con l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre, oltre la quale sarebbe entrato in vigore il bail in (conti oltre 100mila euro e bond senior coinvolti, ndr), è stato affrontato con sufficiente anticipo». Domani, quindi, andranno all’asta banche «solidissime, salde, liquide» e poi, con un’altra raffica di aggettivi, «robuste, concrete, dinamiche».
Un bail in su di loro, ha sottolineato Nicastro fornendo una chiave di lettura dell’operazione, «sarebbe stato estremamente problematico per l’intera economia e per la ripresa».
Carife, insomma, è stata salvata per sè ma anche per il peso specifico dell’intero pacchetto sul sistema bancario e produttivo del Paese.
Bad bank
Le sofferenze sono ancora all’interno di Nuova Carife e delle altre tre good bank, solo a gennaio saranno scorporate nella bad bank. La copertura delle sofferenze all’80% è dovuto però alla situazione particolare di questi crediti, non dovrebbe diventare uno standard per tutte le banche.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
