«Tra la poesia e le formule matematiche»
L’appello: studiare è come salpare per intraprendere un lungo viaggio e non sapere dove porterà
Studiare in un Liceo come l'Ariosto, testimone di 150 anni della città ferrarese, può essere disorientante per lo studente che si trova a percorrere i corridoi che anni prima percorsero uomini che fecero la storia della cultura italiana.
Ma caro studente, non temere, il liceo è come un porto di mare: le persone vanno, vengono, ritornano e a volte si fermano. È un posto da dove salpare, per intraprendere un viaggio; e in fondo quel viaggio non è che una passeggiata nel mondo: una continua ricerca e scoperta di nuovi volti, gesti e parole.
È perdersi nella visione sconfinata di un paesaggio sconosciuto, per poi ritrovarsi nel ricordo di casa. Il viaggiatore cresce incessantemente ed, inevitabilmente, riscopre se stesso. Il viaggiatore deve essere, innanzitutto, umile e curioso. L'umiltà gli consente di stupirsi ad ogni angolo di strada, nel riconoscere la grandezza dei poemi e nel cogliere la singolarità di un'opera.
La gioia del viaggiatore si basa sullo stupore di fronte ad ogni spettacolo che gli si presenta lungo la passeggiata nel mondo. Infine il viaggiatore è desideroso di capire come, molti anni prima della tecnologia, l'uomo abbia potuto raggiungere questa sontuosità. Quale viaggio è migliore di quello della memoria? Ciò che contraddistingue ogni uomo è proprio una continua tensione all'eternità. Lo sai anche tu , caro studente, l'unico modo per essere eterni è cullarsi nelle parole della poesia e perdersi nel capire una formula di matematica.
«Silvia, rimembri ancora/ quel tempo della tua vita mortale,/quando beltà splendea». Silvia è morta, di Silvia resta una tomba ignuda, quando la morte arriva, poi? Poi ci sono loro, giovani studenti, ai quali, in fondo, nella loro vita dell'utile, quando si presenteranno gettati nella quotidianità non serviranno le mille traduzioni di latino, di greco. Quella letteratura a tratti assurda, a tratti così vera come ormai non ne creano più, non servirà a voi, studenti del Liceo classico Ariosto. Ma lasciate che attraverso i vostri corpi rimembrino ancora, quelle civiltà che hanno solidificato le sabbie mobili della vita. Il ricordo dei fatti lontani nel tempo, si perde, si perde da sempre. Guardati intorno giovane studente di classico; sei circondato dalla sensazione di vago e indefinito, ti stai cominciando ad interrogare «ed io che sono?». E dimmi, non è questa forse fonte di piacere? (i.l. e l.m.)
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