Un liceo e le sue radici per la festa all’Ariosto
È una delle scuole più importanti di Ferrara e apre le porte alla città La testimonianza di un’ex studentessa, Francesca Malaguti, giornalista Rai
Come accade da anni, il 3 dicembre il Liceo classico Ariosto apre le porte alla città per celebrare l'anniversario della sua fondazione e tener viva la memoria della storia del Liceo: un modo per recuperarne le radici e dare un senso al lavoro che viene svolto, alle relazioni che si intrecciano, alla cultura che si costruisce attraverso un dialogo ininterrotto tra generazioni, giorno per giorno, nelle classi, negli atri, nelle biblioteche.
Il presente interroga il passato e così si scoprono non solo le radici ma anche i semi gettati che hanno generato il presente. Lo dimostrano le parole di Francesca Malaguti, ex-alunna del Liceo, intervenuta in apertura di questa giornata e anche la presenza di tanti studenti premiati coi diplomi d'onore per aver riportato il massimo nella valutazione all'esame di Stato, e degli allievi dei diversi licei dell' istituto, vincitori dei premi annuali erogati dalla scuola a riconoscimento del loro merito. A loro è affidato il futuro.
«Uno studente non deve sapere che lavoro vuol fare, ma uno studente deve sapere che cosa vuole studiare»: così l'ospite comincia a raccontare la sua storia. Attualmente giornalista radiofonica per la Rai, dal 1994 al 1999 ha frequentato l'indirizzo scientifico del Liceo, negli anni di sperimentazione ed entusiasmo della presidenza Mori. Una scelta di studi guidata dalla madre e apparentemente sbagliata, si rivela in seguito fondamentale per il raggiungimento di una conoscenza completa in ogni settore. Al termine della scuola media, Francesca, da un piccolo paesino di provincia, scopre la città varcando le porte del Liceo: una classe affollata, che mette in difficoltà i professori, permette invece agli allievi di sviluppare una maggiore complicità tra loro.
Ma arriva l'ultimo anno, e con questo l'inevitabile momento in cui ti devi chiedere «Che cosa voglio fare da grande?»: indecisione e casualità, l'unica cosa che sa Francesca è che non vuole cadere nella noia di tutti i giorni, vuole stare in un posto dove succedono le cose. Così arriva a scegliere la facoltà di Scienze della Comunicazione a Bologna. Gli inizi sono sempre i più difficili, ma come è accade spesso durante la crescita, si giunge sempre a un punto di riconoscimento della propria identità. Improvviso e inaspettato. Ricordando il leopardiano pastore errante dell'Asia, anche Francesca, cercando di fuggire la noia, sembra domandare: «Dimmi: perchè giacendo/ A bell'agio, ozioso,/ S'appaga ogni animale/ Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?». La risposta la trova nel giornalismo: scopre la radio e la forza della sua cieca potenza comunicativa. Proprio per dimostrare questa potenza, Francesca Malaguti fa ascoltare al pubblico una registrazione della strage di novembre al locale parigino Bataclan: un concerto come tanti altri, un canto accompagnato dal suono degli strumenti, una chitarra, un basso, la batteria, un tamburo; aspetta, non c'era un tamburo sul palco. Silenzio, urla e spari. Spari.
Non era un tamburo. L'uditorio è rimasto congelato per un secondo e ,improvvisamente, capisce la forza della radio: un coinvolgimento totale, quasi accecante, che non ti dà scampo. Come insegna Manzoni «il santo Vero/ mai non tradir». Questo ricercano i giornalisti, che prima di rendere pubblica ogni notizia devono seguire due regole del giornalismo inglese: trovarne testimoni e prove. Così Francesca ricorda con un sorriso la sua partenza improvvisa per la Svezia, per partecipare all'arrivo dei primi immigrati trasferiti all'estero dall'Italia. Arrivata a Stoccolma scopre che l'atterraggio dell'aereo sarebbe stato in un paesino a 1000 km dalla capitale. Un'altra partenza improvvisa per la giornalista, che riesce comunque ad arrivare in tempo e a realizzare il suo servizio: un giornalista quindi deve essere pronto a superare ogni ostacolo che incontra lungo il percorso che lo porta ad arrivare alla notizia. Oggi, in un momento in cui l'uomo sembra aver scordato la propria umanità, si è portati a ricercare informazioni che siano in grado di rispondere ad ogni dubbio e perplessità.
Oggi lettore e ascoltatore sono disorientati nel mondo dell'informazione: credono di poter sapere tutto, credendo che il tanto è meglio, ma quando il tanto è troppo come cercare la verità? La scuola, questa scuola, ce ne fornisce i mezzi ogni giorno permettendo agli studenti di sviluppare uno spirito critico, soprattutto, nello studio quotidiano. In questo modo si viene a creare un élite che lentamente si trasforma in una folla. Ogni lettore, assetato di verità, dovrebbe fare come lo studente che si trova davanti ad una domanda da dieci righe: selezionare le informazioni più importanti e rilevanti. Caro studente, se nei tuoi sogni per il futuro c'è quello di diventare giornalista, comincia dal semplice gesto di prendere in mano un giornale. Ma provate a chiedere ad un pubblico come quello di ieri quanti leggono un quotidiano: alzerà la mano solo la metà.
Ilaria Ferraresi e Lea Majoli
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