Fondo di solidarietà salva-indigenti
Emendamento Pd: 40 milioni (più forse altri 80) solo per i casi “sociali”. Dovrà superare le incognite della legge di stabilità
Al momento sembra una corsa ad ostacoli: approvare in parlamento un subemendamento all’emendamento attraverso il quale il decreto salva-banche dovrebbe entrare nella legge di stabilità. Sei i commi del testo redatto dal Pd che dovranno passare indenni uno dei percorsi parlamentari più accidentati e incerti, una specie di cavalcata nella selva, tanto che le richieste di modifica alle leggi finanziarie di fine anno sono state universalmente bollate come “assalto alla diligenza”. Se vedrà la luce, però, quel provvedimento messo nero su bianco ieri dai deputati Dem tra cui il ferrarese Bratti, andrà ad alleviare le perdite di una parte dei titolari di obbligazioni subordinate di Carife, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti che hanno visto azzerare il valore del loro portafoglio bond con l’entrata in vigore del salva-banche, domenica 23 novembre.
Il subemendamento stanzia un fondo di 40 milioni di euro per il 2016, integrabili con altri 80 «a carico del sistema bancario». Non sono previsti risarcimenti per gli investitori-risparmiatori danneggiati dal varo delle Nuove Banche. L’oggetto dell’articolato è una sorta di contributo solidale, un sostegno economico a favore dei cosiddetti “investitori al dettaglio”, quelli che non posseggono le conoscenze e l’esperienza degli investitori professionali (banche, finanziarie, fondi etc.) tra cui compaiono le famiglie e le piccole imprese colpite dall’«avvio di procedure concorsuali, di liquidazione coatta amministrativa o dell’applicazione di misure di ristrutturazione, risanamento o risoluzione nei confronti di banche». La condizione per accedere al servizio è che abbiano subìto «perdite patrimoniali tali da porre gli investori in condizioni d’indigenza o comunque di vulnerabilità economica o sociale». Il fondo verrebbe istituito (condizionale d’obbligo visto che si tratta di una proposta, anche se sostenuta dal Pd, principale gruppo politico della maggioranza parlamentare) presso il Ministero dell'economia e delle finanze con la denominazione di “Fondo di Solidarietà per gli investitori in strumenti finanziari subordinati”. Il nuovo strumento potrà concedere «sovvenzioni o altre liberalità, privi in ogni caso di carattere risarcitorio o indennitario». In dettaglio i destinatari-investitori vengono così indicati: persone fisiche, imprenditori individuali e imprenditori agricoli o coltivatori diretti detentori di strumenti finanziari subordinati emessi dalle quattro banche interessate dal decreto. Le condizioni, i criteri, i limiti e le modalità di funzionamento del fondo, come di assegnazione ed erogazione delle sovvenzioni verrebbero dettagliate con un decreto ministeriale specifico che definirà anche «le caratteristiche dei loro beneficiari e le modalità operative per la loro concessione ed erogazione», diritti di surroga compresi. Fino a ieri erano 130 i subemendamenti al dl salva-banche presentati in parlamento. Sembra un numero tutt’altro che esiguo, ma si tratterebbe di piccoli numeri, almeno stando ad alcune dichiarazioni rilasciate da componenti della commissione finanze, rispetto a quelli che in genere si registrano sui provvedimenti che entrano a far parte della legge di stabilità. Una conferma sulla natura del provvedimento e sull’adesione dell’esecutivo ad un piano salva-indigenti è arrivata ieri dal ministro Pier Carlo Padoan: «Il governo sta valutando un sostegno a fasce deboli dei risparmiatori, ma non una compensazione del credito».
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