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La Finanza recupera oltre 2mila reperti

di Marcello Pulidori
La Finanza recupera oltre 2mila reperti

Erano stati trafugati dalla necropoli di Spina. Nei guai una coppia di appassionati residenti a Cento, entrambi denunciati

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COMACCHIO. Il fatto di non essere i classici tombaroli, vale a dire coloro che cercano reperti antichi da vendere sul mercato illegale, bensì di essere semplici appassionati che custodiscono gelosamente questi frammenti di archeologia nelle loro case, non li ha messi al riparto dai guai, nella fattispecie una denuncia per illecite ricerche archeologiche e impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato. È questo, in sintesi, il bilancio di una brillante operazione portata a termine dai militari della tenenza di Comacchio coordinati dal loro comandante, il tenente Danilo Errera.

Un’operazione che ha consentito anche di recuperare, restituendoli alla pubblica “disponibilità”, qualcosa come oltre 2mila reperti.

Questi ultimi, alcuni di grande pregio e valore, erano stati trafugati dalla necropoli di Spina. Il materiale è stato interamente sequestrato e la coppia, un uomo e una donna di Cento, sono stati denunciati per le sopra citate violazioni al codice dei beni culturali.

Si tratta di frammenti ceramici (verosimilmente orli, pareti, anse e fondi), tutti di epoca etrusca. Alcuni riportano tracce di rotellature e palmette a stampo. I reperti erano nel bagagliaio dell'auto dell’uomo. Va detto anche che i due erano muniti degli attrezzi del mestiere, una pala e un sacco. Ma, come ricordato, non erano i soliti 'tombaroli' alla ricerca di oggetti antichi da piazzare a collezionisti sul mercato illecito, bensì persone appassionate di studi classici, convinti che la grande storia si nasconda nei piccoli reperti ritrovati. Un dettaglio che, però, non li ha salvati dalla denuncia. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato oltre 700 reperti di cui si stavano impossessando, poi nelle loro abitazioni, nella zona di Cento, hanno scoperto altri 1.600 frammenti di ceramica, dei quali circa 500 con decorazioni dipinte a figure nere e rosse di epoca etrusca ed altre riferibili apparentemente ad età rinascimentale. I due sono stati scoperti dai finanzieri della tenenza di Comacchio nelle immediate adiacenze del sito archeologico 'Abitato di Spina', dove pochi giorni fa gli esperti della Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna hanno portato alla luce un basamento con decorazioni in bassorilievo e fregi riconducibili all'epoca augustea, e prima ancora i resti di un faro romano. Le indagini potrebbero non essere terminate e non si esclude la possibilità di novità nella prossime ore. Le testimonianze del passato, spesso cariche di un valore aggiunto in quanto opere d'arte, sono considerate testimonianze aventi valore di civiltà e segni della memoria e dell'identità collettiva, princìpi così importanti da essere elevati a rango costituzionale. Le ricerche non autorizzate, che depredano i siti archeologici e le antiche sepolture, con lo scopo di lucrare dalla compravendita degli antichi vasi e degli altri oggetti preziosi, rendono spesso vano ogni tentativo di ricostruzione e studio.

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