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«La profezia di Bonora e la nuova banca»

«La profezia di Bonora e la nuova banca»

Il lettore Zappaterra parte dalle parole dell’ex dirigente scomparso per una raffica di dubbi e domande

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Un lettore ha scritto alla Nuova una lunga lettera che prende spunto dalla profezia di Paolo Bonora, il dirigente di Carife in pensione che il 27 luglio si è ucciso con un colpo di pistola. Bonora, pochi mesi prima di morire, predisse per Carife una fine ingloriosa.

Il dottor Paolo Bonora, ex vice direttore generale della Carife Spa, con un intervento sulla stampa locale del 16/17 novembre 2014 profetizzava una “preparata” liquidazione coatta della Carife Spa e scriveva “ che quando la carnevalata avrà fine tutti quelli che hanno contribuito al disastro e gli altri che hanno fatto finta di non vedere perché coinvolti a vario titolo nella ripartizione degli incarichi , tireranno un sospiro di sollievo. …, poi " un Comitato di indirizzo della Fondazione … che si è sempre inchinato al volere di Murolo e Santini. … etc, etc “ Oggi a giochi fatti sono tutti bravi a parlare : politici che si improvvisano banchieri, sindacati, professori, associazioni, etc. .

Questo succede perché viviamo in tempi strani: non solo una florida Cassa di Risparmio ultracentenaria è finita in mano a bancari che si improvvisano banchieri e mandata sul lastrico come un qualsiasi Circolo (quando viene amministrato senz'usta. Ma facciamo il punto .

Con riferimento alle quattro banche italiane già in amministrazione straordinaria (Banca Marche, Banca Etruria, CaRiFe, CaRiChieti), Governo e Banca d'Italia hanno fatto immediata applicazione del decreto legislativo del 16 novembre 2015, n. 180 recante attuazione della Direttiva 2014/59/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che, come recita il titolo, "istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento". Cosiddetto salva banche o per converso rovina azionisti e risparmiatori.

Utilizzando tale normativa il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate assimilabili a capitale delle banche interessate è stato azzerato e, naturalmente, i detentori di tali strumenti non rientreranno più delle somme investite. Tuttavia, non è chiaro quale possa essere la sorte delle obbligazioni subordinate non azzerate e non cedute agli enti ponte, cioè alle quattro banche "risanate".

Sintetizzando dal procedimento che attende di essere confermato si ricava che:

- Banca d'Italia ha proposto al MEF (il ministero dell'Economia e delle Finanze) l'avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa delle quattro banche interessate, le banche in questione, quindi, continuano ad esistere con attività e passività (di seguito, si vedranno quali) che dovranno, appunto, essere valutate e liquidate;

- contestualmente, in relazione alle medesime banche, è stata avviata la procedura di risoluzione del sopra citato D.Lgs. n. 180/2015, in vigore per alcune parti solo dal 1 gennaio 2016 e per il resto, compresa la parte utilizzata, sin dal giorno - 16 novembre 2015 - della pubblicazione in gazzetta ufficiale; - tale procedura ha consentito, appunto, in forza del D.Lgs. in argomento, di poter azzerare il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate assimilabili al capitale, secondo il criterio di precedenza indicato dalla normativa stessa;

- le attività e le passività residue sono state cedute agli enti banche (le banche "risanate"), ad eccezione dei prestiti in sofferenza e delle obbligazioni subordinate non azzerate;

- è stata creata un'unica società veicolo nella quale sono confluiti i prestiti in sofferenza valutati a forte sconto rispetto alla loro valutazione di bilancio; al passivo di tale società veicolo compare il corrispondente debito nei confronti delle banche "risanate", le quali riportano ora nell'attivo dello stato patrimoniale il credito - garantito dal Fondo di risoluzione e, in parte, da Cassa Depositi e Prestiti - verso la società veicolo.

In molti casi, previo specifico accordo “purchase and assumption” (P&A agreement), il ricavato della vendita di una banca risanata - dedotte le corrispondenti passività - viene riversato alla banca oggetto di risoluzione. Nel caso specifico, invece, sia le maggiori somme che saranno ricavate dalla vendita delle banche sia quelle, eventuali, ricavate dal realizzo dei prestiti in sofferenza (dedotte ovviamente quelle dovute alla banche "risanate"), saranno retrocesse al fondo di risoluzione, che ha l'onere di restituire le somme anticipate, in prestito con interessi, da alcuni istituti bancari. .

Come si è detto, però, non tutte le passività sono state azzerate o cedute alle banche "risanate" (bridge banks o enti ponte). Le obbligazioni subordinate indicate nella colonna di destra, infatti, risultano ancora in carico alle vecchie banche ora in liquidazione coatta amministrativa, per un totale di circa 275 milioni di euro nominali:

Naturalmente, la liquidazione delle vecchie banche seguirà la procedura d’uso quindi, con accertamento del passivo - e insinuazione dei creditori, tra i quali gli obbligazionisti - e liquidazione dell'attivo, di cui, si è detto, non è, ad oggi, per nulla chiara la consistenza.

Analoga sorte dovrebbe toccare alle bridge banks: una volta vendute o, meglio, una volta che il loro contenuto sarà venduto - con procedure che Banca d'Italia ha promesso "trasparenti e di mercato" – dovrebbero essere poste in liquidazione limitatamente all'attivo e al passivo relativi alla gestione sino alla vendita.

Appare necessario che Governo e Banca d’Italia facciano conoscere tutti i dettagli relativi alle operazioni avviate, compresi lo stato patrimoniale delle banche in liquidazione.

Per capirci meglio. In forza del decreto è stato innalzato un muro tra “vecchia Carife” e “nuova Carife” al fine di distinguerne le responsabilità. La prima previo azzeramento delle azioni ed obbligazioni è in liquidazione coatta e la seconda, non a caso, assume una nuova configurazione giuridica con nuova partita Iva , etc. e , risanata , continua l’attività a tutti gli effetti. Nessuno del vecchio management fa parte del Cda della nuova Carife. Tutto ciò in difformità con quanto era stato detto, palesato e deliberato dal 2015 fino al 20.11.15, dove quel giorno alla libreria IBS si enfatizzava il pianto del passato (dei 28.000 azionisti più gli obbligazionisti ) e sorriso del futuro (di pochi) e dove uno parlava addirittura di nuove assunzioni. Anche lì, tra un sindacalista nazionale e giornalisti, etc, nessuno stranamente sapeva nulla del giorno dopo. Non credo in forza di quanto avvenuto che la Nuova Carife potrà legittimamente rispondere delle scelte gestionali aziendali fatte da altri ossia dal quel potere direttivo e deliberativo di allora e che l’ha portata nel baratro e che ora come diceva l’ex vice direttore generale Bonora potranno “tirare un respiro di sollievo “.

Visto come funzionano le cose era inevitabile che Carife saltasse per aria a spese solo degli azionisti e risparmiatori obbligazionisti che hanno avuto la pessima idea di fare affidamento, più volte, in quelli che la gestivano coi soldi degli altri e non con i loro. L’affidamento è tutelato per legge. Chi ci guadagna, chi ci rimette, chi lusinga, cosa si può fare ? Vedremo. Sono in tanti ora a parlare. Comunque a mio avviso il problema Carife è sempre stato nella sua “fe” finale

Pietro Zappaterra

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