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LA DOMENICA

Non leggono e non sanno ciò che perdono

Non leggono e non sanno ciò che perdono

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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A Ferrara i brontolii vagano che è un piacere. Questo è un posto dove la gente può restare in braghe di tela e brontola. Brontola soltanto. Alcuni brontolii stanno già appesi all’albero di Natale di vetro, in piazza Cattedrale. Altri sono appiccicati alle luminarie. I più resistenti riguardano Carife, cioè la botta sui denti presa dai ferraresi con la morte della Cassa vecchia, la nascita della Cassa nuova, i titoli e le obbligazioni che valgono più nulla. Banca all’asta già in febbraio. Oddio e addio. I veri stritolati dalla magra fine della Cassa – per ora – sono gli azionisti e gli obbligazionisti, i più deboli e quelli senza colpe, i quali, nonostante tutto hanno nutrito speranze con una perseveranza olimpica. Prima partecipando all’aumento di capitale nel 2009. Poi da spettatori della caduta libera del titolo durante i due anni e sei mesi del commissariamento.

Quindi da partecipanti all’assemblea straordinaria del 30 luglio scorso nella quale il miraggio dei warrant sembrava poter salvare il salvabile. Successivamente da osservatori dell’arrivo del Fondo interbancario con tanto d’accordo con la Fondazione Carife, mai arrivato. Infine con l’accelerazione e la soluzione del salvabanche approvato dal governo e indotto dalla Bce: anche gli azionisti e gli obbligazionisti sono così diventati materiali compostabili (soggetti alla biodegradazione delle loro sostanze).

L’URLO DEL 23. L’unico momento dove il brontolio si è trasformato in urlo è stato nei paraggi di lunedì 23 novembre, all’indomani della centrifugazione della Carife vecchia. La gente che è andata in banca e ha intuito come erano girate le cose ha protestato, contestato, strillato. In qualche agenzia sono stati chiamati i carabinieri e segnalati malori. L’avvio al campostanto della Carife vecchia è stato salutato dal ferale giudizio del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli ospite a Cento. Circa i titoli azzerati, ha mandato a dire che si doveva sapere che quei capitali erano a rischio. Altra sberla a chi, su quei soldi vaporizzati, non aveva piani speculativi, ma piccole aspirazioni di risparmio.

CARTA VELINA. E' il caso di Giordano Bosi che ci è venuto a trovare in redazione per mostrarci il libretto datato 1926, ereditato dal papà, e per chiedere se gli ultimi presidenti, consiglieri d’amministrazione e direttori hanno venduto per tempo i loro titoli, prima della botta, oppure no. Il giorno successivo l’ex presidente Alfredo Santini si è affrettato a comunicare alla Nuova Ferrara di essere in possesso delle sue azioni, ormai astratte. E giovedì ha fatto lo stesso il suo successore, Sergio Lenzi, anche lui rimasto detentore delle azioni ridotte a carta velina. Questo svelamento da persona a persona, questa chiamata in causa di chi ha creduto nella Cassa e di chi l’ha governata, non sarebbe possibile se non ci fosse un’informazione reticolare come quella incarnata dalla stampa del territorio. E proprio in coincidenza dell’enorme brontolio che sembra non estinguersi, mi pare giusto, ricordare che la Nuova Ferrara ha fatto il suo dovere, pressoché ogni giorno a partire dall’avvio del commissariamento. Nonostante il costante flusso di informazioni e messe in guardia, dati e commenti, molte anime belle di quaggiù ci hanno accusato di eccitare gli animi, disturbare chi era al lavoro per cercare soluzioni, addirittura di procurare allarme (è un reato).

RISCOSSA CRITICA. Siamo stati testardi, a partire dall’editoriale di domenica 8 giugno 2014, quando decisi di rompere l’argine, andare al di là dell’insofferenza del muro di sabbia levato dentro e fuori Carife. Titolo: “La Carife a PopVicenza? E Ferrara ferma e zitta”. Scrissi: “È possibile interrompere la quaresima di Ferrara del silenzio e dell'attesa, pretendere da chi ci rappresenta di fare una cosa inverosimile, esagerata, sovrumana per i fatalisti ferraresi: mettersi insieme ed essere presenti, compatti, in questo segmento di vita di Carife. Dal Comune alla Provincia, dai parlamentari agli uomini di Governo, dalla Regione alla Camera di commercio e alle organizzazioni di categoria”. Allora ci fu risposto che la politica doveva stare starsene fuori, e che gridavamo troppo i titoli. Ferrara s’accorse che tanti rappresentanti delle organizzazioni di categoria erano nella sala regia della Cassa. Impossibile, quindi, immaginare una riscossa critica.

QUEI RITRATTI. Stracciamento di vesti quando il 10 luglio 2015 pubblicammo i ritratti e i nomi dei responsabili della Carife coinvolti dai commissari nell’azione di responsabilità. La richiesta di danni ammonta a un totale di 309 milioni, scontata a 100 milioni. Apriti cielo e chiuditi banca. Quella prima pagina ebbe un tale clamore da raggelare antiche e intense relazioni fra il giornale e i fotografati. Come se l’archivio delle immagini fosse utile unicamente per gli avvenimenti belli e buoni, per la ritrattistica cerimoniale e il bilancio squisito. La notizia clamorosa sarà rappresentata dalla replica di quella prima pagina se e quando quei protagonisti saranno mandati assolti e dovranno risarcire nulla. Per amore della verità.

LEGGERE E SAPERE. Nella storia recente di Carife è circolato dunque un desiderio di depotenziare l’informazione e una realistica inappetenza di informazione. Mi spiego: se i concittadini ferraresi tutti leggessero maggiormente la stampa locale oggi brontolerebbero meno, e forse urlerebbero di più. Mi pare il caso di appena ricordare che i residenti maggiorenni sono 317mila e che 128mila leggono un giornale o più giornali. Leggono, tutti non comprano, cioè attingono notizie da un quotidiano perché è portato in famiglia, sfogliato in ufficio o disponibile al bar. I dati sono quelli di Audipress. Sovrastimati, perché al totale andrebbero sottratti quelli dei giornali sportivi (il 18 per cento) e nazionali. In ogni caso 317mila abitanti maggiorenni contro 128mila lettori nel giorno medio: meno della metà della popolazione adulta. Capovolgo: 189mila ferraresi non leggono i giornali. E non sanno quello che perdono. Come nel caso della polverizzazione dei titoli Carife. E brontolano. 

s.scansani@lanuovaferrara.it

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