Trattati come la banda del buco
Il commento sugli ultimi drammatici eventi che hanno affondato la Cassa di Ferrara
FERRARA. La dolorosa vicenda Carife sta infliggendo un duro colpo all'economia ferrarese se non verranno posti seri rimedi. Ad essere colpiti con una pugnalata alle spalle non sono stati solo i risparmiatori della banca, ma tutto il sistema economico produttivo e finanziario del Ferrarese. Quel mezzo miliardo di euro andato in fumo rappresenta una importantissima risorsa che non è andata investita, si poteva utilizzarla come ulteriore forma di risparmio, rafforzando la banca malata o impiegarla in consumi per dare ossigeno al comparto commercio e dei servizi o, ancora, denaro che poteva essere reinvestito nel mattone, per risollevare il settore dell’edilizia che più di tutti sta scontando una crisi che ancora non è finita. Se non verranno posti rimedi efficaci, è una batosta che si ripercuoterà anche sulle generazioni future. A rimetterci quindi non sono solo i più fedeli clienti Carife, ma anche i vari comparti a scapito di una ripresa, che con questa mazzata diventa ancora più faticosa.
Il Governo, tirato per la giacca, comincia a rendersi conto della iniquità - per chiamarla con un termine garbato - che è stata fatta nei confronti dei risparmiatori delle quattro bad bank e già parla di un fondo di solidarietà che assomiglia tanto a un premio di consolazione, restituzione ma non per tutti. Non basta. Troppo poco cavarsela con una promessa. La gente è furiosa e non si capacità di come, nonostante le rassicurazioni, si sia trovata il conto titoli depredato in una notte, peggio di una incursione dei componenti della banda del buco nel garage: in fondo quelli ti portano via solo una bicicletta, un paio di scarponcini, un barattolo di conserva. L'altro paradosso è che questi risparmiatori, bollati anche dalla Consob, vengono trattati alla stregua di incalliti speculatori che con sprezzo del pericolo hanno avuto l'ardire di acquistare azioni non quotate in borsa e obbligazioni subordinate, trattandosi di merce ad alto rischio e da maneggiare con cura. Manco avessero investito con i vari Melloni o Mazzoni o per andare ancora a ritroso nel tempo con Giuffrè. Quale credibilità può avere un sistema bancario che tollera tutto questo? Con pesanti ombre anche sul futuro. Un altro aspetto che non quadra in questa vicenda è perché come in tutti i casi di fallimento non si è cercato prima di far cassa con gli immobili (il palazzone di Corso Giovecca è molto appetibile ad esempio) e i beni della banca (quel dipinto del Tiziano che fa bella mostra negli uffici presidenziali tanto per citarne uno), le riserve, invece di andare a prendere i soldi direttamente dalla tasche dei risparmiatori.
L'ultimo e più colossale paradosso è che chi ha crediti verso la banca ha dovuto pagare per primo i debiti di questa, provocati da una serie infinita di errori fatti da altri negli ultimi dieci anni. La più grande delle ingiustizie compiuta ai danni di un intero territorio e di migliaia di persone che sono state umiliate e tradite.
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