La Nuova Ferrara

Ferrara

Desantis al timone dell’Archeologico

Desantis al timone dell’Archeologico

Prima uscita pubblica per la nuova direttrice. Da poco più di un mese ha sostituito la Cornelio. L’abbiamo incontrata

3 MINUTI DI LETTURA





Prima uscita pubblica per Paola Desantis, da poco più di un mese alla guida del Museo Archeologico nazionale di Ferrara, che domenica pomeriggio, in occasione dell’iniziativa “Un giorno all’anno, tutto l’anno”, calata nel contesto della “Giornata nazionale dedicata alle persone con disabilità”, ha accompagnato una folla di visitatori alla scoperta degli antichi tesori di Spina. «Sono lieta di condividere un’iniziativa di questo tipo con il Gruppo archeologico ferrarese – ha commentato Paola Desantis - Auspico che questa possa essere una spinta ulteriore verso un museo che vuole essere aperto a tutti in un territorio che può offrire un grande concetto della storia del suo passato e della sua identità». Dopo aver spiegato le ragioni per le quali in modo del tutto casuale, grazie a lavori di dragaggio compiuti nel Mezzano tra gli anni ’50 -’60, «si ebbe la piena consapevolezza del ritrovamento della città dei vivi, mentre la città dei morti era già stata scoperta in valle Trebba tra il 1922 ed il 1935», Desantis ha passato poi in rassegna l’eccezionale patrimonio archeologico custodito nel museo. Studiosa dell’antica civiltà etrusca di Spina, avendo strettamente collaborato dal 1985 al 2000, con l’ex-direttrice del medesimo museo Fede Berti, la Desantis, dopo aver diretto negli ultimi 15 anni il museo nazionale etrusco di Marzabotto con relativa area archeologica, ha parlato di «un grande ritorno a Ferrara, dove ho maturato la mia formazione scolastica, prima della laurea in Lettere classiche. Molto formativi sono stati anche i 5 anni trascorsi alla Soprintendenza in Sardegna – ha aggiunto - occupandomi del censimento archeologico in Barbagia, tra le città di Nuoro e Sassari». Durante l’avvincente excursus archeologico tra le magnifiche anfore in ceramica attica, scoperte nella necropoli di Spina e tanti altri straordinari reperti archeologici, la direttrice ha instaurato un forte parallelismo con la città di Marzabotto, in cui ha lavorato sino al mese di ottobre, spiegando che «Spina ha un orientamento ortogonale, proprio come quello di Marzabotto. Gli Etruschi – ha aggiunto -, guardando il cielo scoprivano come orientare le fondamenta ed entrambe le città mostrano un orientamento nord/est sud/ovest». L’esposizione è stata alternata da antichi canti etruschi e dal racconto della vita quotidiana di una donna in costume, a cura del Gaf, La Desantis ha poi indugiato su alcuni ritrovamenti unici, come l’anfora panatenaica, destinata a contenere l’olio sacro che nell’Antica Grecia andava ai vincitori dei giochi panatenaici. Questo ed altri pezzi unici mostrano la straordinaria ricchezza di Spina, importantissimo emporio commerciale, snodo di rotte tra l’Adriatico e l’Etruria tirrenica. «I rapporti con la Grecia si interrompono nel IV sec a.C. con l'arrivo dei Celti nell'Etruria padana – ha sottolineato Desantis -, ma Spina vive per un secolo in più e come emporio fa da tramite commerciale con le nuove popolazioni». In un più ampio circuito di visite c’è spazio anche per l’Abbazia di Pomposa, già oggetto di studi per Paola Desantis.

Katia Romagnoli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google