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Carife, ostacoli Ue per i risarcimenti

Carife, ostacoli Ue per i risarcimenti

Padoan parla di «aiuti umanitari», Patuelli di sconti fiscali M5S: usare dividendi Bankitalia. Emendamento a Strasburgo

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Se il ministro Pier Carlo Padoan ha sentito ieri il bisogno di parlare di «misure umanitarie per i risparmiatori» di Carife e delle altre tre banche salvate, specificando che «non hanno nulla a che fare» con il salvataggio in se, è perché cominciano a sentirsi da lontano gli echi di un altro possibile “nein” della Commissione Ue. Non contenta di aver silurato l’intervento del Fondo interbancario, che avrebbe salvaguardato in toto gli obbligazionisti subordinati lasciando qualcosina in mano anche agli azionisti, Bruxelles sta inviando segnali negativi anche sul fondo da 100 milioni di euro per indennizzare parte dei risparmiatori beffati dall’azzeramento dei bond. Il principio è sempre lo stesso, cioè che i creditori della banca in crisi devono perdere soldi nel salvataggio e i rimborsi sarebbero quindi un modo di aggirare la normativa. Su quel fronte l’Italia ha fatto segnare ieri un punto in suo favore, con l’approvazione in sede di commissione degli affari economici e monetari di un emendamento del parlamentare di Strasburgo, Renato Soru (Pd), che condanna la disparità di trattamento con le banche tedesche sotto il profilo della concorrenza. «L’approccio restrittivo della Commissione europea nei casi come quello degli interventi per Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti - scrive Soru - ha costretto il governo italiano a trovare una soluzione alternativa all’uso del Fitd che era stato composto da banche private fin dal luglio scorso e che avrebbe consentito un intervento meno oneroso e condotto per tempo. Così non è accaduto per le banche tedesche come la Hsh Nordbank». Di fatto, però, proprio l’esigenza di schivare siluri da Bruxelles ha suggerito i parlamentari della Commissione Finanze della Camera di rinviare l’esame delle misure pro-risparmiatori, in attesa di sentire proprio Padoan.

Non per nulla Antonio Patuelli, presidente Abi, in un’intervista al Messaggero si schiera a favore della detrazione fiscale «per evitare i rigori delle burocrazie di Bruxelles»: lo schema previsto da un emendamento di Scelta civica prevede un credito d’imposta Irpef al 26% sulle minusvalenze per titoli e obbligazioni, con un limite di 50mila euro.

Da segnalare gli interventi di Ignazio Messina (Idv), secondo il quale il fondo “umanitario” dovrebbe essere di almeno 600 milioni, e di Vittorio Ferraresi. «Abbiamo fatto proposte importanti che sono state accantonate e speriamo possano essere discusse nel merito durante l’esame della legge di Stabilità» ha detto il deputato M5S. Tra le altre, c’è anche la proposta di «ridurre al 3% i dividendi di Bankitalia che vanno di norma ai soci privati, cioè banche controllate e in conflitto d’interessi. Con le risorse che se ne ricaverebbero, circa 200 milioni, si potrebbe dare un primo sollievo agli obbligazionisti ingannati. Oppure trasformare le obbligazioni azzerate in azioni della bad bank, o in subordine un credito d’imposta del 100% per un recupero integrale delle minusvalenze».

Stefano Ciervo

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