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Conoscere la paura di chi vive in Gad

Conoscere la paura di chi vive in Gad

Una ricerca su 181 questionari di cittadini. L’assessore Sapigni: «Sicurezza e immigrazione, nessuna bacchetta magica»

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Lo ammette lei stessa, l’assessore Chiara Sapigni, tra gli amministratori più bersagliati in questi anni a Ferrara sui problemi di sicurezza e immigrazione: «Verrebbe da non affrontarli questi temi, perchè la paura fa paura». «Ma poi - spiega anticipando la ricerca-questionario eseguita nel quartiere Giardino e oltre (Grattacielo e via Oroboni) - per affrontare questi problemi, senza la presunzione di risolverli, occorre prima conoscerli».

Ecco allora, per conoscere la gente e i problemi più a fondo, 181 questionari redattie raccolti dal Centro di mediazione sociale del Comune di Ferrara (la sede è sotto il Grattacielo, per chi volesse andarci): 181 persone, associazioni, commercianti che hanno risposto su cosa è la paura e perchè hanno paura vivendo nella zona Gad, nel quartiere Giardino. «I risultati di questi questionari - spiega ancora Sapigni - debbono essere visti anche nell’ottica della riprogettazione dei problemi» perchè ribadisce, a scanso di equivoci, «non abbiamo la bachetta magica, occorre tempo, relazioni con soggetti che si mettano in gioco». Serve il confronto (sempre più difficile) e serve anche di più far rete, dicono gli operatori del Centro di mediazione che guidati dal professor Bruno Riccio hanno posto le domande, sulla paura, nel quartiere Giardino. Una paura condizionata da ciò che accade: un esempio? «Mentre giravamo per i questionari, ed era il periodo dei fatti di Renazzo (omicidio e aggressione, ndr) tutti dicevano di aver paura della criminalità». Giorni dopo altri questionari, stesse domande, ma altre risposte, dopo le stragi di Parigi: «Gli intervistati dicevano di aver paura di terrorismo e musulmani». Media sotto accusa, dunque, non solo nazionali anche locali quando scrivono nei titoli la parola paura, che accende la vera paura tra la gente.

La gente, quella del quartiere: 181 persone , 89 maschi, 92 femmine, 32 stranieri e 149 italiani. Che hanno risposto alle domande sulla paura dando risposte quasi ovvie, ma importanti: tutti che hanno paura di fatti di crimine (furti, aggressioni, rapine) o comportamenti incivili (tossicodipendenti, ubriachi, senza casa) e anche di degrado urbano: «Una via senza lampioni e senza luce, mette paura», spiegano le conclusioni e su questo dovrebbero prendere nota gli amministratori (Sapigni per prima, da far presente ai suoi colleghi). Ma la risposta più soprendente è che quando si chiede agli intervistati cosa fare per attenuare la paura, tutti dicono di non aver risposte pronte. O meglio, come analizzato nei questionari, la risposta più catalogata è «risorse interiori». Un altro esempio di risposte? «Non mi lascio suggestionare», «Uso l’intelligenza». Vengono dopo le altre raggruppate con «rimedi concreti», «provvedimenti sull’immigrazione». E infine, non si parla più di problemi al Grattacielo, ma di piazza Castellina, via Oritigara e Piazza Stazione. Altri nomi e geografie, ma gli stessi problemi. (d.p.)

 

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