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Monumento celebrativo all’imperatore

Monumento celebrativo all’imperatore

Gli ultimi studi sul ritrovamento: il blocco di pietra parte di una struttura realizzata per l’arrivo di Claudio a Ravenna

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COMACCHIO. Nonostante il trasferimento alla Soprintendenza campana Mario Cesarano non ha voluto mancare all’appuntamento con l’Utef, chiudendo il ciclo di lezioni dedicate all’archeologia.

Il responsabile scientifico dei due scavi avviati in Valle Pega, ieri pomeriggio durante una lezione dal tema “Viaggiare per acqua in età romana tra le terre del Po”, è tornato sul recente sensazionale ritrovamento di un parallelepipedo in pietra risalente all’età imperiale giulio-claudia (tra il 30 e il 50 d.C.). «Giovanni Uggeri scavando nel 1976 in quell’area in località Motta della Girata – ha rilevato Cesarano – aveva pensato ad un faro, per la confluenza di diversi corsi d’acqua e lì doveva correre la fossa Augusta. Noi ci siamo lasciati prendere da una suggestione».

A sostegno della nuova ipotesi oggetto di studio da parte di tutto lo staff di archeologi, coordinati da Cesarano, interviene una testimonianza di Plinio il Vecchio, storico e letterato tra i più celebri dell’antichità, autore della “Naturalis historia”, che in 37 volumi racchiude il sapere enciclopedico del suo tempo. Plinio racconta di un ingresso trionfale a Roma dell’imperatore Claudio nel 43 d.c. che, di rientro dalla conquista della Britannia sarebbe entrato dal porto di Ravenna, imbarcandosi dalla fossa augusta. «E se questo faro non faro fosse stato posto al ritorno di Claudio, per celebrare il suo ingresso trionfale – si è interrogato Cesarano, coinvolgendo l’attenta platea della sala polivalente -, in Italia dopo la vittoria? Solo lo scavo potrà dirci cosa è veramente successo», ha concluso.

Intanto il monumento romano di circa due tonnellate, portato alla luce dallo staff di Cesarano il 20 novembre scorso è ora custodito nell’ex-Ospedale settecentesco degli Infermi, in attesa dei necessari restauri. «L’imponente manufatto è stato inserito nel progetto del nuovo museo archeologico in corso di allestimento - ha assicurato l’archeologo - e a breve sarà effettuato da Ferrara anche il trasporto dei reperti già restaurati». Sono proprio le decorazioni incise sul gigantesco blocco in pietra a lasciare campo aperto a quelle che prudenzialmente Cesarano ha definito “suggestioni”. La faccia principale è decorata alle estremità in alto da due crani di bue (bucrani) ai quali è appesa una ghirlanda sormontata da una patèra, piatto usato dai romani per i sacrifici agli dei, mentre sulle due facce laterali sono incise due corone di alloro. Tutti elementi presenti nell’Ara pacis Augustea, simbolo dell’ideologia imperiale, per propagandare attraverso le decorazioni la concezione del potere e della prosperità dell’età augustea. Il monumento rinvenuto nel novembre scorso sarebbe databile al periodo immediatamente successivo a quello di Augusto, ossia a quello dell’imperatore Claudio. Intorno alla nuova ipotesi di studio si stanno muovendo a tutto campo le indagini archeologiche condotte da Cesarano e dai suoi collaboratori.

Katia Romagnoli

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