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Carife, i risparmiatori ‘deboli’ sono 180 sui 4.000 azzerati

Carife, i risparmiatori ‘deboli’ sono 180 sui 4.000 azzerati

Si tratta di coloro che hanno perso oltre la metà di un investimento inferiore a 100mila euro Nicastro: forte legame con il territorio, la ‘nebbia’ si dirada. Già erogati fidi per 197 milioni
Le storie dei risparmiatori ferraresi: mio marito ha perso 100mila euro

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FERRARA. Gli obbligazionisti Carife coinvolti nell’azzeramento dei titoli sono 4.000, per un totale di 48 milioni di euro. Sono dati ufficiali di corso Giovecca che, a distanza di tre settimane dalla risoluzione, ha fatto finalmente chiarezza sulle dimensioni del danno inflitto al territorio, al quale va quantomeno assommato l’azzeramento di oltre 11 milioni di euro rimasti in mano agli azionisti. A fornire questi dati è stato il presidente Roberto Nicastro nel corso della breve conferenza stampa svoltasi ieri sera in via Bologna, al termine di un intensissimo pomeriggio ferrarese.

Nicastro ha aggiunto che i piccoli risparmiatori, «cioè quelli al di sotto dei 100mila euro di patrimonio investito in Carife», che hanno perso più del 50% di questo capitale, sono solo 180. I criteri con i quali il governo sceglierà gli obbligazionisti da aiutare con il fondo di solidarietà devono ancora essere definiti, ma il rischio che i ferraresi possano ridursi a questo striminzito nucleo è piuttosto elevato. «L’aiuto del governo è un passo molto importante e positivo - ha detto lo stesso presidente senza sbilanciarsi troppo - è certamente giusto dare risposte. Cosa possiamo fare noi come Nuova Carife? Stiamo agendo in un contesto nuovo, con vincoli noti. Fin dalla costituzione della nuova banca stiamo cercando di proporre soluzioni e fornire spunti. Un piccolo esempio concreto: l’amministratore delegato Giovanni Capitanio ha subito garantito il mantenimento delle condizioni agevolate di cui godevano. Di riflessioni stiamo continuando a farne».

Il crollo della fiducia degli obbligazionisti sta avendo ripercussioni anche sui conti correnti, Nicastro non lo ha negato, «questa banca nei primi 11 mesi ha tenuto stabili i clienti, le ultime 2 settimane hanno fatto registrare qualche differenza. In tre settimane di operatività, però, la banca ha già erogato 197 milioni tra vecchi fidi e rinnovi, un dato rilevante che testimonia da solo il radicamento territoriale di questa banca». Anche perché, ha annotato Nicastro, per corso Giovecca «un forte radicamento vuol dire relazione a due vie: da una parte per Carife è fondamentale il suo territorio, ma è anche vero che per Ferrara è fondamentale la salute di Carife. E credo che al di là della “nebbia” di questi giorni, questo rapporto sia ben chiaro».

Nicastro è arrivato all’incontro con i giornalisti dopo aver visto sindaco, sindacati, ex azionisti grandi e piccoli, e infine dirigenti e capi area. «Ho colto preoccupazione per quanto è successo con le subordinate, ma anche in maniera chiarissima che la Nuova Carife è un pezzo integrante del territorio». E, in un’altra parte della conferenza stampa, ha riconosciuto «l’enorme energia, passione e volontà di servizio ai clienti che i 1.000 dipendenti della banca stanno spendendo». La fiducia nella nuova banca, ha aggiunto, si gioca su questi elementi ai quali si aggiunge la dimensione numerica: «Siamo una banca tra le meglio capitalizzate, molto liquida, in cui tutti (correntisti, obbligazionisti senior, clienti) sono in una posizione invidiabile dal punto di vista della sicurezza. Chi vuole consultare i dati diffusi sul sito del Mef può averne conferma».

Il futuro è però contenuto in un orizzonte molto ristretto: «Il collocamento sul mercato, è più corretto usare questo termine piuttosto che asta, è previsto per fine gennaio, primi di febbraio. I soggetti? Quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni». In precedenza, nell’incontro con i dipendenti, si era parlato in specifico delle banche popolari più grandi, oltre che delle banche straniere già presenti sul territorio e di altri operatori.

Stefano Ciervo

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