La Nuova Ferrara

Ferrara

RISPARMIO A RISCHIO. L’INCHIESTA

Carife nella scia di CoopCostruttori

di Daniele Predieri
Carife nella scia di CoopCostruttori

In Cassazione il 6 maggio processo al crac di Argenta. I giudici: «Anche la banca doveva essere imputata di bancarotta»
Inchiesta Carife: la procura stringe il cerchio sull'aumento di capitale

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FERRARA. C’è già chi ha iniziato a fare i conti, sui tempi della prescrizione del reato di bancarotta, che dovrebbe scattare dal 2003 quando la Coopcostruttori venne dichiarata insolvente, fallita, e scadere oltre il 2020. C’è ancora tempo, dunque per indagare o riaprire indagini, perchè nel processo crac Costruttori, o meglio nella scia giudiziaria, potrebbe finire anche la Carife. Del resto, la grande assente - come imputata di concorso in bancarotta, e come dissero i giudici d’appello, stupiti di questa assenza - è sempre stata la Cassa di Risparmio di Ferrara. E dire che il processo al crac Coopcostruttori è giunto ormai a conclusione, davanti alla Corte di Cassazione che ha fissato al 6 maggio prossimo, a Roma, il terzo grado del processo al buco di un miliardo di euro e che ha messo in ginocchio oltre 10mila persone (la metà risparmiatori, ossia famiglie).

I giudici romani dovranno valutare attentamente le condanne già inflitte anche in secondo grado a Giovanni Donigaglia e gli altri manager che con lui hanno portato al dissesto la Coopcostruttori. Ma dovranno anche confermare le parole dei giudici dei loro colleghi d’appello sulla Carife, i cui dirigenti, per le decisioni adottate nel finanziare Costruttori, sarebbero dovuti essere imputati di concorso in bancarotta. Lo scrissero i giudici, in modo netto, affermando che «una volta dimostrata la falsità dei bilanci ed anche dando per dimostrato l'intento dei vertici degli istituti bancari di sostenere comunque la cooperativa, è (frase sottolineata nell'originale, ndr) del tutto evidente come in questo caso questi ultimi (i dirigenti bancari, ndr) avrebbero dovuto rispondere del reato in concorso con gli amministratori della società, come in altri casi accaduto (motivazioni sentenza d’appello, ndr)».

Insomma, anche questa operazione di supporto alla Costruttori potrebbe aver innescato l’inizio della fine per Carife. Insomma, se Donigaglia è stato imputato di bancarotta, anche Alfredo Santini avrebbe dovuto esserlo. Lo stesso Santini, già interpellato nei mesi scorsi sulla questione, si diceva perplesso sulle parole dei giudici, riflettendo che come Carife «probabilmente dovevamo guardarci un po di più», ma che occorreva «tornare a quell' epoca (anni ’90/2000)», senza dimenticare «cosa erano Costruttori, e Donigaglia»: una banca non poteva che finanziare un tale colosso. Anche seppur in modo non del tutto regolare. Molto più pragmatico dal punto di vista giudiziario si era detto, invece, uno dei legali delle migliaia di truffati, Claudio Maruzzi, che dopo la lettura della sentenza di appello si dimostrava quasi profetico, visto che - da quanto si apprende - anche nella stessa procura - oggi - vi sarebbe quantomeno un interesse concreto sui legami giudiziari tra Carife e Costruttori: «Grazie a questa pronuncia dei giudici - spiegava l’avvocato - non è detto che sia troppo tardi per attivare iniziative anche di tipo penale». Dunque, potrebbe essere possibile un nuovo filone di indagine - si sottolinea che si tratta di suppozione e ipotesi - all’interno di quella che sta diventando sempre più una maxinchiesta sulla gestione di Carife.

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