La Nuova Ferrara

Ferrara

un'altra crisi aziendale

I sindacati: Acli Coccinelle in liquidazione, la mazzata del crac sui lavoratori

Asilo
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Ferrara,  la notizia l'hanno data Fp Cgil e Cisl Fp che protestano per le modalità di gestione della trattativa: posti di lavoro salvati nei nidi di San Martino, Gualdo e Monestirolo ma a condizioni peggiorative. E sotto accusa finisce di nuovo il "cattivo esempio" del cooperazione per mancanza di trasparenza e fuga dalle responsabilità

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FERRARA. La liquidazione coatta della coop "Acli Coccinelle" ha suscitato la reazione dei sindacati che esprimono in  una lettera tutto il loro sconcerto e amarezza per l'epilogo della vicenda che si è scaricata, accusano, sulle spalle dei dipendenti della società, specializzata nella gestione di asili. La notizia del crac l'hanno data con la lettera inviata ai giornali i sindacati Fp Cgil e Cisl Fp. Il salvataggio del servizio e dei posti di lavoro ha coinvolto - precisano i sindacati - nidi presenti a Gualdo, Monestirolo e San Martino. Gli operatori sono stati assunti da altre società, ma - questa la denuncia - a condizioni peggiorative. Nel mirino dei sindacati il modello cooperativo che ha dato un nuovo "cattivo esempio" di mala gestione - sottolineano Cgil e Cisl - e di mancanza di trasparenza. Di seguito il testo inviato ai giornali.

«È possibile che all'improvviso una cooperativa mai entrata in stato di crisi, entri in una procedura di messa in liquidazione coatta? Chi avrebbe dovuto controllare lo stato della cooperativa fino ad oggi dov'era?

È possibile che proprio questa cooperativa decida scientemente di scomparire agli occhi delle proprie lavoratrici negandosi continuamente ad ogni tentativo di incontro?

È possibile che di questa cooperativa non si riesca ad avere l'elenco dei soci lavoratori ed il regolamento interno?

È possibile, proprio in questa cooperativa, lavorare e non essere pagati per la propria prestazione lavorativa?

È possibile che tutto questo questo avvenga in assenza totale di trasparenza, senza che nulla sia stato comunicato né alle lavoratrici né alle famiglie dei bambini che frequentano questi asili né ai comuni coinvolti nella gestione di questi servizi?

Questo non solo è possibile, ma è reale: è successo a Ferrara, alle educatrici della cooperativa “Acli Le Coccinelle” - molto conosciuta in città  – che lavoravano e lavorano nei nidi di San Martino, Gualdo e Monestirolo (non Montalbano, come scritto in un primo tempo, ndr).

Dalla scorsa estate la cooperativa si è fatta di nebbia: nessuna spiegazione, nessun incontro, nessuna rassicurazione. Queste 15 lavoratrici da allora hanno ricevuto, una volta ogni tanto, acconti di stipendio, non sempre e non tutte. Sono state costrette a pagare loro stesse la spesa per preparare i pasti. Fino all'ultimo non hanno saputo quale sarebbe stato il loro futuro lavorativo, e fino all'ultimo, per grande senso del dovere, hanno continuato ugualmente a prendersi cura dei bambini e delle bambine che frequentano i loro nidi.

FP CGIL e CISL FP, dopo mesi di tentativi infruttuosi di avere risposte chiare e certe rispetto sia al presente che al futuro della cooperativa “Acli Le Coccinelle” e di queste 15 lavoratrici, hanno deciso di coinvolgere Confcooperative, associazione datoriale alla quale aderiva la cooperativa in questione, nel tentativo di assicurare continuità ai servizi ed ai posti di lavoro di queste educatrici che da tre mesi non ricevevano più gli stipendi, convinti che la situazione economica e gestionale della Cooperativa in questione fosse tanto compromessa da non poter più garantire sicurezza di lavoro e di attività.

Dal 1° di dicembre queste lavoratrici sono state assunte dalle Cooperative Sociali “Il Germoglio” e “Cooperativa Serena”, che hanno preso in gestione i servizi.

Tutto bene si dirà, ma a quale prezzo?

Le condizioni della assunzione sono state l’abbassamento dell’inquadramento e l’azzeramento dell’anzianità di servizio: alcune di loro, per mantenere il posto di lavoro, hanno perso dai 60 € ai 250 € al mese. E anche chi, perché legato ad un appalto pubblico, ha mantenuto lo stesso salario ha in realtà perso qualcosa: a loro infatti è stato applicato il Jobs act. Sono state considerate nuove assunzioni e sono diventate lavoratrici a tutele crescenti. Pur continuando a lavorare nello stesso nido, con lo stesso stipendio, con gli stessi bambini hanno perso il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo.

Di certo le lavoratrici sono soddisfatte di aver mantenuto, a seguito dell'azione sindacale, il proprio posto di lavoro. Ma questa storia rappresenta purtroppo la copia di troppi film già visti, in cui si scaricano sulle spalle dei lavoratori i danni provocati dalla evidente mala gestione di chi, giocando a “fare impresa o cooperazione sociale”, ha guidato la cooperativa nel baratro, senza assumersi la responsabilità delle proprie scelte e lasciando dietro a se debiti insoluti che nessuno pagherà.

Anzi no, qualcuno sta già pagando il danno prodotto: le lavoratrici ed i lavoratori che pagano letteralmente di tasca propria il mantenimento di un servizio ai cittadini e il loro posto di lavoro. In una regione dove la Cooperazione sociale ha una tradizione fortissima, tanto da aver espresso l’attuale Ministro del lavoro, questo è stato un brutto esempio di impresa sociale che non fa bene alle Cooperative del territorio ferrarese».

 

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