«Il presidio rimarrà ancora in ospedale»
Comacchio, categorico il presidente Manrico Mezzogori Dopo quindici anni al San Camillo la Consulta non molla
COMACCHIO. L'ipotesi rimbalzata ieri attorno ad una possibile svolta nel braccio di ferro che da anni contrappone la Consulta popolare per il San Camillo ai vertici dell'Asl e alle altre istituzioni locali, è ormai sfumata. Lo confermano le parole di fuoco di Manrico Mezzogori, presidente della Consulta, visto che «continuano a parlare di voler togliere il nostro presidio al secondo piano, ma dopo 15 anni non diamo retta a chi esegue ordini dall'alto». La mozione che presenterà lunedì sera in consiglio comunale il capogruppo ex-5 Stelle Enrico Calderone, è stata accolta con grande disappunto da Mezzogori, tanto che ha lasciato intendere che «i consigli comunali sono liberi e non faremo mancare la nostra presenza neppure questa volta, anche se non abbiamo il diritto di parola». Partendo da lontano, il presidente della Consulta, ha ricordato il significato degli accordi sottoscritti con la Regione nel 2001 e nel 2006 e le battaglie decennali della Consulta per salvaguardare il presidio ospedaliero comacchiese. «Siamo arrivati a definire una ipotesi seria di gestione pubblico privata dell'ospedale – insiste Mezzogori -, dopo tanti incontri e adesso veniamo messi davanti ad un aut aut. Noi non recediamo di una virgola». Scagliandosi contro la partitocrazia e contro le decisioni della conferenza territoriale socio-sanitaria «sempre calate dall'alto» Mezzogori torna su un problema emerso durante l'ultima commissione sanitaria. «Dopo la medicina di gruppo, abusivamente volevano portare anche i pediatri di gruppo, senza aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione al cambio di destinazione d'uso – conclude Mezzogori -, ma noi non ci muoviamo dal nostro presidio all'ospedale, ormai siamo l'unico baluardo di legalità».
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