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«Crac Acli Coccinelle, salvati 15 posti»

«Crac Acli Coccinelle, salvati 15 posti»

Cgil e Cisl: mala gestione scaricata sulle educatrici soccorse da due coop a condizioni peggiorative

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Una cooperativa specializzata nella gestione degli asili finisce «in liquidazione coatta» e per i 15 dipendenti di "Acli Coccinelle", nata per iniziativa di alcuni operatori provenienti dall’associazione cattolica e poi cresciuta con un’autonoma iniziativa imprenditoriale, comincia l’incubo che si nutre della paura di perdere il posto di lavoro. Il soccorso di due cooperative restituisce loro una prospettiva ma a condizioni peggiorative.

C’è chi si ritrova con una qualifica più bassa e chi deve fare i conti con il Jobs act che ha cassato l’articolo 18. La notizia l’hanno diffusa ieri i sindacati Fp Cgil e Cisl Fp che esprimono in una lettera tutto il loro sconcerto e l’amarezza per l'epilogo della vicenda che si è scaricata, accusano, sulle spalle delle educatrici. Il salvataggio del servizio e dei posti di lavoro riguarda alcuni nidi situati nelle frazioni di Gualdo, Monestirolo e San Martino. Nel mirino dei sindacati il modello cooperativo che ha dato un «esempio di mala gestione» e di mancanza di trasparenza.

«Dalla scorsa estate la cooperativa si è fatta di nebbia: nessuna spiegazione, nessun incontro, nessuna rassicurazione - scrivono Fp Cgil e Cisl Fp - Queste 15 lavoratrici da allora hanno ricevuto, una volta ogni tanto, acconti di stipendio, non sempre e non tutte. Sono state costrette a pagare loro stesse la spesa per preparare i pasti». Una luce si è accesa, raccontano i sindacati, solo «dopo mesi di tentativi infruttuosi di avere risposte chiare e certe rispetto sia al presente che al futuro della cooperativa “Acli Coccinelle”» quando «per queste 15 lavoratrici è stato deciso di coinvolgere Confcooperative, alla quale aderiva la società in questione». Le operatrici già «da tre mesi non ricevevano più gli stipendi». Dal 1° di dicembre le ex dipendenti “Coccinelle” sono state assunte dalle cooperative sociali “Il Germoglio” e “Cooperativa Serena”, che hanno preso in gestione i servizi.

Un rimedio purtroppo solo parziale perché «le condizioni dell’assunzione - evidenziano i sindacati - sono state l’abbassamento dell’inquadramento e l’azzeramento dell’anzianità di servizio: alcune di loro, per mantenere il posto di lavoro, hanno perso dai 60 € ai 250 € al mese. E anche chi, perché legato ad un appalto pubblico, ha mantenuto lo stesso salario ha in realtà perso qualcosa: a loro infatti è stato applicato il Jobs act. Sono state considerate nuove assunzioni e sono diventate lavoratrici a tutele crescenti. Pur continuando a lavorare nello stesso nido, con lo stesso stipendio, con gli stessi bambini hanno perso il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo». Il posto di lavoro comunque è salvo, nonostante la vicenda sia frutto di un nuovo esempio di «mala gestione di chi, giocando a “fare impresa o cooperazione sociale”, ha guidato la cooperativa nel baratro, senza assumersi la responsabilità delle proprie scelte e lasciando dietro a sè debiti insoluti che nessuno pagherà». Da qui la delusione e lo sconforto, «in una regione dove la cooperazione sociale ha una tradizione fortissima, tanto da aver espresso l’attuale ministro del lavoro».

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