Il vescovo Zuppi: apriamo le porte a poveri e ultimi
All’insediamento in San Petronio a Bologna presente anche il vescovo Negri Tanti fedeli arrivati da Cento e dalle altre parrocchie del Ferrarese
CENTO. A “modo suo”, monsignor Matteo Maria Zuppi a Bologna ha già conquistato tanti. La città e i tanti fedeli accorsi per l’insediamento del nuovo arcivescovo - e con loro numerosi fedeli arrivati dalle parrocchie dei territori di Cento, Mirabello, Sant’Agostino e Poggio Renatico, che fanno parte delle diocesi di Bologna - hanno accolto con calore monsignor Zuppi, che fin dai primi passi mossi e dalle prime parole pronunciate è sembrato aver portato con sé da Roma, dove era ausiliare, una novità: i modi e l'aria di Papa Francesco. Zuppi, che come Francesco ha scelto di non vivere nel palazzo arcivescovile, ha ricordato il pontefice argentino nei gesti, cominciando simbolicamente dalla periferia e arrivando in centro solo dopo aver pranzato alla casa della carità, dopo l'incontro con gli immigrati di villa Pallavicini e dopo la visita ai bambini dell'oncologia dell'ospedale Sant'Orsola. Si è fermato con tutti, a tutti ha riservato una parola o una battuta. Gesti proseguiti anche”per strada” - espressione a lui cara - quando circondato dalla gente ha raggiunto dalle Due Torri la basilica dedicata a San Petronio, di cui è il 112º successore. E che hanno trovato un loro fondamento nei discorsi fatti in chiesa, dove la misericordia, i poveri e la necessità di apertura sono stati i punti su cui ha insistito di più, in linea con i temi del Giubileo voluto dal Papa. «Passeremo - ha detto nell'omelia - la porta santa che ci apre alla Chiesa, questa famiglia di misericordia e di poveri peccatori perdonati. Questa porta in realtà ci apre al mondo, per incontrare tutti, specialmente i poveri e i tanti pellegrini con noi bisognosi tutti di misericordia». Per spiegarlo ancora meglio, Zuppi ha preso in prestito l'immagine dei portici, che caratterizzano Bologna: «Proteggono tutti, specialmente i più deboli, coloro i cui passi sono diventati incerti. Cominciamo da loro, dai nuovi italiani. Basta chiamare stranieri i compagni di classe che crescono con noi», ha esclamato, facendo scattare un applauso in basilica, dove c'erano, tra gli altri, l'ex premier Romano Prodi e il leader Udc Pierferdinando Casini. Zuppi ha celebrato insieme ad una ventina di vescovi, ma non Carlo Caffarra, il suo predecessore. Proprio al suo fianco, invece, sull'altare, c'era monsignor Luigi Negri, l'arcivescovo di Ferrara. In chiesa, per un momento, è tornato idealmente anche Lucio Dalla, con la sua Piazza Grande citata dal nuovo arcivescovo: «Cominciamo da quei tanti che sono sulle panchine per i quali possiamo noi trovare il modo di dargli le carezze di cui hanno bisogno, come cantava il poeta. E in realtà “a modo mio” ne abbiamo bisogno tutti, come anche di pregare Dio».
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