Sentiment... e sotto la banca la capra crepa
Il commento domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulle vicende della Carife
Buongiorno. La vedo bene. Siccome ha in scadenza un po' di Bot che ne dice di investire in obbligazioni?
Obbligazioni. Che roba è?
È come se lei facesse credito alla banca. Lo immagini come un prestito al contrario.
Cioè, si spieghi: mi chiede di mettere in pratica il paradosso contadino che la chiesa fa la carità al duomo?
Beh, in un certo senso sì.
Ma se succede qualcosa alla banca, che ne so, fallisce, dove vado a recuperare i soldi che ho prestato?
Quando mai l’istituto può fallire? Perché succeda deve scatenarsi di tutto, e poi c'è lo Stato, ci sarebbe qualche altra banca che assorbe. Non siamo in America. Se la sente di prendere le obbligazioni?
Il rischio qual è, nel mio caso?
Il suo profilo è costantemente basso, prudente, guardi la stampata del suo dossier titoli, la freccia è sul verde. Per somme ragionevoli può osare di più. Lei ha investimenti variegati.
Che fa, usa dei termini gastronomici per convincermi?
Ecco appunto, allora puntiamo su un secondo, per variegare. In che senso?
Si tratta di obbligazioni subordinate, cioè secondarie. Nel senso che se capita qualcosa, ripeto, impossibile!, prima vengono restituite quelle primarie e poi, se ne rimangono, le secondarie. Ma è uno scenario impossibile.
Le prendo? Mi fido?
Ah, beh, la banca è solida. Dipende da lei. Dal suo sentiment.
Questa storia del sentiment mi ha sempre depresso. Perché è un frammento romantico indotto nel distaccato sistema bancario che se ne lava le mani. Alla fine il risparmiatore al cospetto della scelta, di fronte al prendere o lasciare azioni o obbligazioni, rimane solo. O meglio il sentiment e la sua firma autografa sulla modulistica, non letta o illeggibile, consacrano la solitudine del cliente.
Ne è la prova il colloquio tra un ordinario cliente e un ordinario consulente bancario, il private banking, di qualsiasi banca. Alla fine della partita, se le cose van male, proprio il romantico, psicologico, interiore, determinante sentiment crepa sotto il peso della responsabilità contrattuale e giuridica. Uso il crepa dello scioglilingua al quale è ricorso Bruno Manfellotto per il titolo del suo commento di ieri: non si campa sotto la banca. Aggiungo che, in conclusione, che fin quando le cose vanno bene sopra la banca la capra canta, ma quando van male (oggi) sotto la banca la capra crepa.
Per la capra vado a prestito della maniera di Vittorio Sgarbi di appellare la gente inesperta, ingenua, con nozioni elementari. Sindrome della capra, goat. Siamo tutte capre, goats. Ovvero, posso immaginare che larghissima parte dei 4.000 obbligazionisti delle subordinate della Cassa di Risparmio di Ferrara non sia costituita da speculatori. Capitale azzerato: 48 milioni di euro. Hanno deciso con il loro sentiment, che è fatto di solitario naso, ma era anche di fiducia storica e provinciale sulla loro banca, ex banca, Carife vecchia.
Tutto questo per spiegare con quale sentiment la gente ferrarese - e l'altra delle tre banche salvate per decreto governativo - viene mazziata, ritenuta la prima responsabile dell'acquisto dei titoli indigeribili, tossici, velenosi. Per il resto tutti in fuga. Il governo che con fretta domenicale ha votato il provvedimento per salvare gli istituti e i lavoratori (ha detto Renzi). Le quattro banche che in anticipo fanno da cavia al bail-in che scatta nel 2016: se la banca fallisce pagano azionisti e obbligazionisti. L'Unione Europea che scarica sull'Italia la scelta dell'opzione, che non deve essere un aiuto di stato. La Banca d'Italia che dichiara di avere agito con giustezza e rigore. Il ministro dell'Economia Padoan che ora immagina di ammortizzare le perdite dei clienti con un Fondo di solidarietà fra banche (privato), dimenticando che il Fondo interbancario (privato) un mese fa aveva già acquisito Carife, e questo è inconcepibile.
Per recuperare il recuperabile sarà necessario provare la propria indigenza: "io, cittadino ferrarese impoverito a causa dei rovesci della banca". Per sopportare passivamente questo gioco dei quattro cantoni sono necessari gli ingredienti che lo hanno avviato. Molto sentiment, molto goat. Emozione e capra. Dovremmo ribellarci.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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