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Da Ferrara alla Leopolda: «Ministro, servono tutele per tutti»

di Stefano Ciervo
Da Ferrara alla Leopolda: «Ministro, servono tutele per tutti»

Il risparmiatore Carife a Padoan: un disastro per la mia famiglia e la città. Alla fine lo consola la Spal

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FERRARA. È durata l’intera giornata la trasferta toscana di due risparmiatori ferraresi azzerati dal salvataggio Carife, e il dolce (il piatto forte è stato l’incontro con il ministro Padoan) è arrivato solo alla fine: «Per fortuna la Spal ad Arezzo ha pareggiato al 96’ perché altrimenti sai che ritorno...». Mirko Tarroni e il padre sono partiti in auto ieri mattina alle 7 alla volta di Firenze, ex stazione Leopolda, dove avevano intenzione di unirsi al gruppo di manifestanti contro il salva-banche in occasione della convention renziana. «Non avevamo organizzato nulla, non sono nè un politico nè un esperto di banche,ma questa volta ho sentito la necessità di muovermi in prima persona perché non solo la mia famiglia ma l’intera Ferrara è stata drammaticamente colpita dalla vicenda Carife, e mi è sembrato giusto andare a chiedere tutele per tutti» ha raccontato Tarroni ieri sera, sulla strada del ritorno.

Tarroni era un piccolo azionista Carife (appena 120 azioni) ma nel 2009, per comprarsi casa, vendette uno dei bond oggi azzerati che aveva comprato tre anni prima; inoltre tutti i suoi familiari sono rimasti coinvolti nella risoluzione, chi con un bond, chi con azioni. La motivazione per farsi sentire dai vertici governativi, insomma, non mancava, e gli ha dato la forza di alzare la voce quando si è trovato nel gruppetto di una settantina di manifestanti tenuti dalla polizia a debita distanza dalla Leopolda, che stava selezionando la delegazione per il colloquio con il ministro Padoan. «Mi sono imposto, ho urlato, “state escludendo Carife” perché non c’erano rappresentanti ferraresi nella delegazione, e mi hanno inserito tra i cinque poi ricevuti dal ministro. Gli ho potuto quindi spiegare - è il racconto di Tarroni - le peculiarità della cassa ferrarese rispetto alle altre banche. Noi avevamo già un progetto di salvataggio, essere finiti nel “calderone” impoverirà drammaticamente l’intera zona. E anche il Pd dovrà farci i conti».

Tarroni nei giorni scorsi aveva cercato chiunque potesse aiutare lui e la sua famiglia, «ho contattato il sindaco, parlato con l’avvocato Reggio della Fondazione, gli Amici di Carife, Federconsum. La mia famiglia ha sempre creduto nella banca, anche nell’aumento di capitale del 2011, e sicuramente la situazione andava gestita meglio. Le colpe? Quando chiedevamo il rischio del bond al bancario che ce lo ha venduto, lui diceva “ma quale rischio, le banche non possono fallire” e all’epoca aveva ragione lui. Poi è cambiato il mondo. Certo c’è un intero sistema che non ha funzionato, dal bancario allo sportello fino al banchiere che spingeva per vendere certi prodotti, dal governo che ha varato questa soluzione accogliendo, mi pare, un’indicazione di Bankitalia, fino alle imposizioni dell’Ue».

Le risposta di Padoan sono state solo parzialmente confortanti, arbitrato veloce per i casi “deboli”, esclusione dal novero dei rimborsabili, per ora, solo degli investitori istituzionali. Il quintetto dei risparmiatori ha rilanciato con la richiesta di aumentare di 400 milioni di contributi volontari delle banche il Fondo di risoluzione, in maniera tale da coprire tutte le perdite degli obbligazionisti, o di usare parte dei ricavi della bad bank. «Vorremmo costituire un comitato per tutelare, in particolare, gli obbligazionisti» dice Letizia Giorgianni, l’organizzatrice toscana della protesta. Tarroni e il padre erano già a consolarsi ad Arezzo.

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