Tre minuti, è stato come annaspare in un sogno
Il racconto dello scrittore Marcello Simoni testimone dell’assalto armato «Il parcheggio esterno dopo la fuga sembrava uscito da un romanzo di King»
di MARCELLO SIMONI
Ero là a firmare libri, uno dei tanti eventi che mi vedono coinvolto in questi giorni segnati più dalla frenesia per gli acquisti che dal clima natalizio. Avevo appena salutato un gruppo di lettori e, penna alla mano, continuavo a firmare copie di miei romanzi impilandole un po' alla rinfusa, meccanicamente. Erano le 18,30 e mi chiedevo quanto ancora mi sarei dovuto trattenere al banco degli autografi. Avevo infatti promesso a mia moglie - che mi stava accanto, tra uno sparuto pubblico - di prolungare la visita al Media World per comprare un paio di dvd su cui avevamo precedentemente messo gli occhi. Poi le grida, il trambusto. Con il sorriso ancora sulle labbra mi volto alla mia destra e scorgo delle persone stese davanti alla cassa. Indossano le divise del centro commerciale, sono nel panico, ma ancora non realizzo. Continuo a stringere la penna tra le dita, un libro aperto davanti a me. È come annaspare in un sogno. Poi sento una voce maschile abbaiare un comando, infine dei colpi metallici. Mi rivolgo verso mia moglie. Mentre la breve distanza tra di noi sembra d'un tratto diventare incolmabile, vengo risucchiato in una vertigine di pensieri - le notizie delle ultime settimane ci hanno educato alla paura, preparato ai peggiori scenari. L'adrenalina però non fa in tempo a salire, è tutto troppo veloce. Afferro mia moglie per un braccio e la faccio passare oltre lo scaffale dei libri in modo da metterla al riparo. Non mi guardo più alle spalle. La mia attenzione è tutta per un responsabile del centro che mi indica prontamente l'uscita di sicurezza, accompagnato dalla voce dell'organizzatrice dell'evento a cui ero stato invitato. Siamo tra i primi a uscire all'aperto, nella nebbia, nel buio. Il parcheggio sembra uscito da The Mist di Stephen King. Ci nascondiamo in fretta dietro una macchina e osserviamo cosa avviene all'interno. Oltre le vetrate, scorgo dei passamontagna e quelle che sembrano pistole mitragliatrici. Penso alle persone rimaste dentro e noto un gruppo di sei nascosto dietro gli scaffali dei film. Voglio andare via, mettere al sicuro mia moglie. Un pensiero però mi costringe a star fermo: allontanandomi potrei imbattermi nei rapinatori. Ma la mia macchina è vicina, terribilmente vicina... Soltanto allora mi rendo conto di essere in maniche di camicia. Ho lasciato chiavi e cellulare dentro il negozio, in una tasca della giacca. Sono costretto ad aspettare, mentre le persone si riversano sempre più numerose all'esterno. Percepisco un palpabile allentarsi della tensione, ancora mista a stupore, finché tre banditi non escono di volata e fuggono su un'auto a fari spenti. Le sirene della polizia sono ormai vicine. Io però ho già recuperato le chiavi e messo in moto. La persona a cui tengo di più al mondo è seduta accanto a me, al sicuro, e il resto non ha importanza. Sterzo verso l'imbocco della provinciale, diretto al casello dell'autostrada, dando sfogo a una risata nervosa, liberatoria. Sono trascorsi soltanto tre minuti.
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