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Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio

Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio

Al museo archeologico si è discusso sul libro di Volpe Si è parlato anche della riforma Franceschini

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La bellezza salverà il mondo. Si, ma chi salverà la bellezza? «Se vogliamo concretamente possedere quel patrimonio culturale che abbiamo ereditato dai nostri padri, dobbiamo innanzitutto riconquistarlo»: queste poche parole, che profumano di Goethe, ci immergono nella tavola rotonda sui beni culturali che ieri pomeriggio si è tenuta al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara prendendo le mosse dal libro “Patrimonio al futuro. Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio” (Electa, 2015) di Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Al tavolo dei relatori, nella splendida Sala delle Carte Geografiche, oltre allo stesso autore, hanno preso posto anche Mario Scalini, Direttore del Polo Museale dell'Emilia Romagna, Stefano Bruni, Fabio Donato e Anna Maria Visser, docenti dell'Università di Ferrara e Luigi Malnati, Soprintendente Archeologo dell'Emilia Romagna, moderati dal direttore de "La Nuova Ferrara" Stefano Scansani. Dopo gli onori di casa e il benvenuto della neodirettrice del Museo Paola Desantis, il vicesindaco Maisto prende la parola per una breve introduzione: «Ringrazio il Dipartimento di Studi Umanistici TekneHub dell'Università di Ferrara che ha avviato il ciclo di conferenze “Il Museo Dentro e Intorno” e a tutte le realtà che hanno collaborato per l'organizzazione dell'incontro. Questo libro, sulla Riforma culturale del paese e del sistema museale ci permette anche di fare una riflessione su quello sterile dibattito fra tutela e valorizzazione del patrimonio, che a mio parere è un non-dibattito». Poi la discussione si sposta, entra nel vivo delle reazioni post-riforma Franceschini. «Era necessario che il "catechismo" Franceschini" trovasse un'espressione scritta nel libro di Volpe?».«Il volume - spiega la Visser - ci aiuta a scoprire le ragione della Riforma». «Non vorrei che questo libro fosse interpretato come lancio alla Riforma - commenta Donato, economo dei beni culturali - Ho trovato molto interessanti soprattutto i passaggi che riguardano i giovani. Questa riforma ha voluto guardare anche ai privati. Spesso si è portati a pensare ai privati come ai mercanti nel tempio piuttosto che come partner. Ricordiamoci però che i privati sono anche quei ragazzi che escono dall'università e si associano in cooperative per lavorare nell'ambito in cui si sono specializzati". Altro tema centrale del “vangelo” secondo Volpe è l'alleanza fra patrimonio culturale e cittadini».

Eleonora Poltronieri

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