Condannato per truffa e abuso il medico che curò Federico Fellini
Si è chiuso il processo a carico della fisiatra Anna Cantagallo: 1 anno e 7 mesi per aver fatto pagare visite mediche a pazienti che erano esenti e averli dirottati dopo le dimissioni dall'ospedale San Giorgio ad un centro privato di Padova di cui era direttore medico
FERRARA - Faceva pagare visite a pazienti esenti da qualsiasi ticket e dirottava altri pazienti, gravi, vittime di incidenti stradali o di ictus e che necessitavano altre cure dopo e percorsi di riabilitazione dopo le dimissioni dall’ospedale San Giorgio al centro privato Brain Care di Padova, di cui lei era direttore scientifico.
Per queste accuse è stata condannata stasera giovedì 17 dicembre, Anna Cantagallo, dottoressa e fisiatra, ex dipendente dell’Ospedale San Giorgio, licenziata dopo un procedimento disciplinare nato da questi fatti, famosa in tutta Italia per aver curata il regista Federico Fellini durante la sua permanenza a Ferrara, 20 anni fa.
Sei i capi di imputazione tra truffa aggravata e abuso d’ufficio, costruiti dalla procura e dai carabinieri sulla base dei riscontri raccolti dall'azienda e dale denunce degli stessi pazienti. La Cantagallo era uno dei fisiatri di punta del Centro di Riabilitazione San Giorgio, fu licenziata nel settembre 2011 dall'azienda Sant'Anna e da allora scattò il processo concluso nella serata di giovedì.
L’accusa, pm Patrizia Castaldini, aveva chiesto 2 anni di pena, la parte civile (ospedale S.Grgio e azienda S.Anna) rappresentata dall’ avvocato Marco Linguerri ha parlato di un «sistema» della Cantagallo, che andava oltre i casi contestati.
La difesa, dell’avvocato Dario Bolognesi ha spiegato i giudici che non sussisteva la truffa, vi è una legge nazionale che imponeva il pagamento di queste visite (per le revisioni delle patenti) e che alla base di tutto vi erano tensioni tra il primario (Nino Basaglia, ndr) e lei giovane e brillate medico «che voleva portare l’azienda ad alti livelli». Secondo i giudici non si trattava solo di uno scontro personale dei vertici, visto che come ha ribadito la parte civile «il danno di immagine è incalcolabile, va oltre le poche centinaia di euro truffate ai pazienti».
Tra 90 giorni i motivi. Ricorso in appello già anticipato dalla difesa.
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