Mission (im)possible: riconquistare Ferrara
L’ad di Nuova Carife Giovanni Capitanio spiega le strategie della banca «Rimettere l’istituto in profitto e tornare al pre-commissariamento»
FERRARA. La Nuova Carife prova a ripartire . L’amministratore delegato Giovanni Capitanio ha snocciolato i numeri che testimoniano quanto si sta facendo per «rimettere in profitto la banca e tornare alla situazione di pre-commissariamento».
Far trovare un istituto appetibile al compratore che verrà è innegabilmente uno degli obiettivi cardine, e se è vero che «il trend, per chi ne capisce, risulta chiaro dopo due o tre mesi», i tempi stretti con cui la nuova dirigenza si sta muovendo è sintomo della necessità di imporre un passo sufficientemente svelto per arrivare pronti all’acquisizione, «operazione per la quale stiamo facendo il tifo».
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Queste le cifre: dalla sua nascita, il 23 novembre, a oggi, Nuova Carife ha deliberato 139 milioni di linee di credito per 807 nominativi, di cui 39 milioni e 432 nominativi sono riferiti a nuove linee di credito. Altre 21 richieste (per 12 milioni) sono state invece negate. Sul fronte delle tesorerie, oggi la Nuova Banca ne conta 49, di cui 47 nel Ferrarese e 17 aggiudicate a gara negli ultimi mesi. Tra i clienti, le principali scuole di Ferrara (tutte confermate tranne una)e i Comuni di Bondeno, Tresigallo e Ferrara, mentre per la Provincia si attende lunedì l’apertura della busta.
Il fine, spiega Capitanio, «non è solo acquisire i flussi di pagamento e incasso degli enti pubblici, ma anche i dipendenti e i fornitori come clienti, per affermarci sul territorio, essere ferraresi che vogliono crescere con Ferrara».
Uno “slogan” che si nutre anche degli incontri che in questi giorni si stanno tenendo con quelli che Capitanio definisce gli «opinion leader» del territorio, a cominciare dalle associazioni di categoria (artigianato, commercio, agricoltura, industriali) e il loro bacino di 33mila iscritti. «È qui che puntiamo a sviluppare le nostre attività creditizie - sottolinea l’ad di Nuova Carife - proponendo un plafond di finanziamento superiore ai 100 milioni di euro, e stipulando accordi insieme alle associazioni e su misura rispetto alle loro esigenze».
Capitanio usa i dati anche per far passare un altro messaggio: a essere scottati dall’azzeramento delle obbligazioni subordinate e delle azioni sono stati anche molti dei 900 dipendenti Carife e le loro famiglie. Tra gli azionisti si contano 669 persone tra dipendenti (326), dipendenti in pensione (167) e familiari (176). Gli obbligazionisti sono 107 di cui 25 dipendenti, 47 in pensione e 35 familiari, per un totale di oltre un milione di bond detenuti volatilizzati.
Un destino comunque condiviso da 4150 clienti-obbligazionisti che ora rimbalzano tra promesse di risarcimento e prospettive di infinite e incerte cause legali. «Stiamo lavorando per riconquistare la serenità di tanti clienti arrabbiati e far tornare un clima positivo» si limita a rispondere cauto Capitanio, ricordando che «Nuova Carife ha le mani legate dalle norme dell’Unione Europea». Questo non ha comunque impedito, assicura, «la convocazione di tutti i 4150 detentori di obbligazioni subordinate, cui farà seguito un secondo giro di convocazioni».
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Tra le varie cifre che Capitanio fornisce alla stampa, un dato non si riesce proprio a sapere: quanti sono i clienti che, delusi o spaventati, durante il commissariamento e soprattutto dopo il decreto-salva banche hanno deciso di lasciare la Carife? L’amministratore delegato non va oltre un indefinito «si tratta di un fattore fisiologico», aggiungendo però che «è un elemento che va bilanciato con le nuove acquisizioni, altrimenti il rischio è di dare l’impressione di un catino che si svuota».
Capitanio non la pronuncia mai, nel corso dell’incontro-stampa, la parola “fiducia” e anzi rivendica questa omissione: «Le risposte si danno con i fatti concreti, non con le parole. Oggi il cliente ha bisogno di consulenza, di informazioni, e per questo abbiamo messo in rete le migliori competenze sul mercato: ci sono dieci capiarea a esclusivo servizio dei clienti interni, ovvero i dipendenti, ed esterni. Tutti i giorni riceviamo persone, parliamo con le aziende. E ci andiamo di persona, con umiltà e con il cappello in mano per far capire ai ferraresi che Nuova Carife vuole essere una banca di servizi. Vogliamo intercettare tutto ciò che passa come business a Ferrara ed è adeguato alle caratteristiche della banca. Già solo rispetto all’11 dicembre abbiamo incrementato gli impieghi di 20 milioni di euro».
Con questi argomenti, dunque, Nuova Carife avvia la difficile impresa di riconquistare un territorio ferito. «Siamo persone normali, finalmente - conclude Capitanio - che vogliono lavorare in modo normale, finalmente».
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