Ferrara, sette domande sulla Carife
La Nuova Ferrara pone i quesiti sulla vicenda dai contorni molto contraddittori
Chi pensava che con il “Salva banche” la situazione degli istituti di credito in crisi si fosse sanata ha evidentemente fatto calcoli approssimativi perché la protesta e la rabbia dei risparmiatori che hanno perso parte o tutto il capitale con il decreto del 22 novembre sale di giorno in giorno. Persino una piazza tiepida come Ferrara, rispetto ad altre realtà dove la protesta ha portato a manifestazioni accese, si sta rendendo conto del colpo basso che ha ricevuto, con un contraccolpo non solo sul conto titoli di azionisti e obbligazionisti subordinati, ma sull’intero sistema economico e bancario, come testimoniano anche le preoccupazioni degli altri istituti di credito, che stanno cercando di schivare gli schizzi che questa vicenda, dai contorni sempre più offuscati, sta provocando.
La gente, soprattutto quella che è stata toccata dal vivo con prelievi forzosi, comincia a farsi delle domande su tanti punti oscuri che ancora non hanno trovato risposte convincenti. Anzi.
Anche noi della Nuova Ferrara, che in questi anni abbiamo seguito con attenzione tutte le vicende della banca e della sua crisi, accusati anche di creare allarmismo quando paventavamo ipotesi anche meno peggiorative dell’attuale, ci siamo posti tante domande e ne abbiamo scelte sette da proporre alle autorità che hanno prodotto tutto questo, nella convinzione che si poteva evitare questo epilogo doloroso o sicuramente fare meglio.
Sette i quesiti formulati nella speranza di ricevere risposte convincenti.
1.Perché sono stati disattesi gli accordi già stipulati con il Fondo interbancario per la tutela dei depositi dopo l’assemblea straordinaria del 30 luglio 2015 in Fiera a Ferrara?
In luglio, in effetti, nonostante il salasso dell’azione scesa a 27 centesimi, era rimasto un barlume di speranza per gli azionisti, anche grazie allo strumento molto lento e macchinoso dei warrant. E soprattutto non si parlava minimamente di eventuali prelievi dagli obbligazionisti. Quella assemblea del 30 luglio, con il senno di poi, si è trasformata in una farsa, una colossale presa in giro. Perché questo voltafaccia?
2. Perché Carife, dichiarata salva dalla Banca d’Italia a luglio, è stata inserita nel calderone delle altre banche in crisi: Banca Marca, Banca dell’Etruria e CariChieti?
La puzza di bruciato che qualcosa non stava andando per il verso giusto la si è percepita ai primi di settembre, dopo una pausa di ferragosto durata oltre un mese. I massimi sistemi bancari stavano già progettando una sorta di holding per raggruppare i quattro istituti di credito, con solo la Carife che aveva fatto legittimamente la sua assemblea. Perché questa penalizzazione nei confronti dell’istituto di credito ferrarese?
3. Perché è stato applicato il bail-in ancora prima della sua entrata in vigore del 1° gennaio 2016?
Si può capire lo zelo nel mettere in pratica le rigide direttive europee nel salvare le banche, tralasciando il fatto che istituti di credito tedeschi in difficoltà hanno ricevuto addirittura aiuti di Stato in questo ultimo periodo, ma anticipare il bail-in a molti è sembrato più un “bail-amme”. Perché tutta questa operazione per salvare la Carife, che poi era già salva?
4. Perché gli obbligazionisti subordinati non sono stati informati per tempo dei pericoli cui andavano incontro?
Negli ultimi giorni tra il popolo degli obbligazionisti subordinati emerge un dato quasi univoco. La stragrande maggioranza di loro non sapeva di avere in conto titoli dei prodotti così “pericolosi”, definiti addirittura “speculativi”. Ma al di là di questo aspetto fiduciario, perché la banca non li ha avvisati a dovere sui rischi, anche perché molte situazioni presentavano profili a rischio medio basso o addirittura basso. Perché non c’è stata comunicazione?
5. Perché il Governo ha sottovalutato la questione e, accortosi in ritardo del pasticcio, ha reintrodotto il Fondo interbancario per cercare di mettere una pezza al “Salva banche”?
La politica è fatta di paradossi, di norme e decisioni che cambiano in continuazione, fino a contraddirsi. Ma la politica deve soprattutto tutelare i cittadini ed evitare che si compiano ingiustizie. Il Governo ha capito evidentemente di averla fatta grossa e ha avuto un ripensamento tardivo, concedendo l’intervento del fondo interbancario - e di fatto, entrando quindi in contraddizione con se stesso - per cercare di sanare una situazione diventata esplosiva. Perché improvvisamente il fondo interbancario può elargire cento milioni, mentre in precedenza non poteva farlo per salvare la Carife, evitandole così la trappola del “Salva banche”?
6. Perché si è voluto far pagare subito tutto il danno ai risparmiatori e non ai veri responsabili del dissesto?
Siamo alle solite. A pagare secondo questa procedura sono i più deboli. Perché invece non si è ricorso prima ai responsabili del dissesto bancario, che invece sono stati congedati con laute buonuscite?
7. Perché la Nuova Carife, che proclama ora di avere tanti soldi, non anticipa il risarcimento a quei risparmiatori che hanno visto i crediti andare in fumo?
La prima risposta che arriverà già da questa mattina sarà nel mettere un fermo distinguo tra vecchia e nuova gestione. È inconfutabile comunque che a metà mese, doveva essere accreditata in conto corrente una quota in scadenza di molte obbligazioni subordinate e questo non è avvenuto. O vecchia o nuova gestione il risultato è che un credito che il risparmiatore vantava non è stato onorato. E come se, a parti inverse, provassimo a non pagare un debito alla banca alla scadenza, un rateo di un mutuo, una commissione e poi vedere di nascosto l’effetto che fa. Per la settima e ultima volta: perché?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
