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Condannata la dottoressa che curò Federico Fellini

Condannata la dottoressa che curò Federico Fellini

Ieri sera la sentenza contro Anna Cantagallo, ex fisiatra dell’ospedale S.Giorgio Faceva pagare visiste a pazienti esenti e li dirottava nel centro privato a Padova

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Faceva pagare visite a pazienti esenti da qualsiasi ticket e dirottava altri pazienti, gravi, vittime di incidenti stradali o di ictus e che necessitavano altre cure e percorsi di riabilitazione dopo le dimissioni dall’ospedale San Giorgio al centro privato Brain Care di Padova, di cui lei era direttore scientifico. Per queste accuse è stata condannata Anna Cantagallo, dottoressa e fisiatra, ex dipendente dell’Ospedale San Giorgio, licenziata dopo un procedimento disciplinare nato da questi fatti, famosa in tutta Italia per aver curata il regista Federico Fellini durante la sua permanenza a Ferrara, 20 anni fa. Sei i capi di imputazione tra truffa aggravata e abuso d’ufficio, costruiti dalla procura e dai carabinieri sulla base dei riscontri raccolti dall'azienda e dalle denunce degli stessi pazienti. La Cantagallo era uno dei fisiatri di punta del Centro di Riabilitazione San Giorgio, fu licenziata nel settembre 2011 - mesi dopo che scoppiò il caso - dall'azienda Sant'Anna e da allora si protrae il processo concluso ieri sera. L’accusa, pm Patrizia Castaldini, aveva chiesto 2 anni di pena, la parte civile (ospedale S.Giorgio e azienda S. Anna) rappresentata dall’ avvocato Marco Linguerri ha parlato di un «sistema» della Cantagallo, che andava oltre i casi contestati. La difesa, dell’avvocato Dario Bolognesi ha spiegato ai giudici che non sussisteva la truffa, poichè vi era una legge nazionale che imponeva il pagamento di queste visite (per le revisioni delle patenti) e che alla base di tutto vi erano tensioni tra il primario (Nino Basaglia, ndr) e lei giovane e brillante medico «che voleva portare l’azienda ad alti livelli». Secondo i giudici non si trattava solo di uno scontro personale dei vertici, visto che come ha ribadito la parte civile «il danno di immagine è incalcolabile, va oltre le poche centinaia di euro truffate ai pazienti»: la stessa azienda è stata risarcita, con una provvisionale di 10 mila euro . Tra 90 giorni i motivi. Ricorso in appello già anticipato dalla difesa. (d.p.)

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