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«Senza nuova occupazione non usciamo dalla crisi»

«Senza nuova occupazione non usciamo dalla crisi»

Presentata la 29ª edizione dell’annuario socio-economico a cura del Cds I ricercatori: «Segnali positivi, ma non si può parlare di inversione di tendenza»

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I primi segnali positivi sono stati colti, tuttavia ancora parlare di un'inversione di tendenza non è possibile. Il Cds utilizza un termine per definire la fase economica che si sta vivendo nel Ferrarese: assestamento. «Qualche dato ci lascia ben sperare - premette il presidente del centro studi, Carlo Bonora - ma non risultano performance tali per cui possiamo dire di essere completamente usciti dalla crisi. E non ci sono ad ora prospettive di miglioramento molto chiare».

È questo il segno che permea un po' tutte le pagine della ventinovesima edizione dell'annuario socio-economico del Cds, presentata ieri pomeriggio in Camera di Commercio. Ormai da tempo l'analisi dei ricercatori ferraresi è improntata su un assunto di base: saremo veramente usciti dalla crisi solo quando l'occupazione crescerà in modo significativo. È vero che il tasso di disoccupazione registra un lieve calo negli ultimi tempi, passando dal 14,2% del 2013 al 13,3% del 2015. «Permangono comunque forti sofferenze - dice Bonora - e soprattutto i giovani sono in una situazione di forte disagio. Le aziende hanno ripreso a fare investimenti di processo, poco invece sul lato del capitale umano». Dati più positivi arrivano dall'universo femminile e «se la tendenza risulterà confermata, tra il 2016 e il 2017 il tasso di occupazione femminile si avvicinerà di molto a quello degli uomini», sottolinea il ricercatore Cds Stefano Capatti.

Venendo ad analizzare i diversi settori, le aziende manifatturiere iniziano a vere condizioni favorevoli, anche se faticano a ingrossare le fila con nuove assunzioni; l'edilizia è più vicina a una ripresa vera e propria, con un altro interessante aumento del credito offerto finalizzato alle ristrutturazioni di case; nell'artigianato l'occupazione sembra tenere, mentre dati positivi contraddistinguono la cooperazione. «Sull'agricoltura - osserva Capatti - segnaliamo la nascita di due tipologie di distretto nel Basso Ferrarese: quello del riso (7.200 ettari coltivati dei 7.600 regionali sono nella nostra provincia) e quello del pomodoro. Ci sono significativi riconoscimenti da parte delle banche nell'ottica della ricostruzione di filiera». Occhio inoltre alle nuove povertà, in una provincia dal più basso reddito pro capite in Emilia Romagna.

Un altro ricercatore del Cds, Riccardo Galletti, ha analizzato le condizioni delle aziende che meglio si stanno comportando in questo frangente e ne ha tratto qualche conclusione: «Servono politiche industriali di medio-lungo termine che portino al rafforzamento dei sistemi produttivi. Potenziando poi i team che si occupano di attrazione di investimenti dall'esterno». Durante l'incontro sono intervenuti inoltre Luca Lanzoni, che ha presentato le buone prospettive dell'azienda cooperativa formata da architetti e urbanisti Città della Cultura/Cultura della città, e l'assessore regionale Patrizio Bianchi il quale ha sottolineato l'importanza fondamentale della ricerca e della formazione ai fini dello sviluppo.

Fabio Terminali

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