La Nuova Ferrara

Ferrara

«La speranza è quella di una vita migliore»

Ieri a Comacchio una delegazione della città palestinese di Beit Sahour: i giovani la nostra guida

3 MINUTI DI LETTURA





COMACCHIO. Un muro che evoca quello che fu abbattuto a Berlino nel 1989, dando il via al processo di riunificazione tedesca, oggi separa la città palestinese di Beit Sahour dal resto del mondo. L’intento di regalare una speranza ed un futuro migliore ai giovani della città con la quale Comacchio ha stretto un patto di amicizia il 30 ottobre scorso, è in cima agli obiettivi della “partnership” illustrata ieri mattina a Palazzo Bellini, in presenza del Consiglio Comunale dei ragazzi e di una delegazione di Beit Sahour. «Esisteva già un legame di amicizia tra alcuni amici qui in sala ed alcuni di voi – ha commentato il sindaco Marco Fabbri rivolgendosi alla giovane delegazione palestinese – e con questo patto è stata consolidata. Noi abbiamo messo la prima pietra. Ora spetta a Chiara, sindaco dei ragazzi e al Consiglio Comunale dei ragazzi portarla avanti. La piccola Comacchio ha la fortuna di essere gemellata con la città vicina a Betlemme, che è al centro del mondo, luogo da visitare e da cui tornare con una valigia piena di emozioni, di sogni, di esperienze, ma anche con un groppo in gola». Beith Saour, a prevalenza cristiana, è tra i territori occupati in Terra Santa, ma quello di cui sono portavoce i suoi cittadini è un messaggio di pace e di fratellanza. «Il vostro sindaco è venuto su una nave per portarci amicizia – ha detto Wafa Musleh, responsabile della Caritas presso il Baby Hospital di Betlemme – e farci sperare che esiste una vita migliore, ci ha dato un’opportunità da condividere per dire no alla guerra, no all’odio e all’ignoranza e per far vincere la pace, l'amicizia e la libertà». Insieme a lei anche Lina Cavanati Rahil che ha risposto alle domande degli alunni accompagnati a Palazzo Bellini da insegnanti e da un gruppo scout di Porto Garibaldi, coordinato da Umberto Carli e da don Andrè. Il dirigente del settore Cultura e Turismo Roberto Cantagalli ed Alessandro Menegatti, che da anni si reca in Terra Santa, che ha fatto da tramite per il patto di amicizia, hanno ricordato come la cultura sia lo strumento più potente per contrastare i conflitti, le divisioni e l’occupazione. Durante il toccante scambio dei doni, il sindaco Marco Fabbri ha rimarcato che dalla sua recente visita in Terra Santa porta al seguito l'immagine di una bimba che disarma un soldato. «Gli amici di Beit Sahour – ha concluso Fabbri – ci hanno dato una grande energia, spiegandoci che le priorità della vita sono la pace, l'amicizia, la libertà». La delegazione palestinese ha donato una kefiah e un presepe in legno d'ulivo e in madreperla, mentre l’assessore alla Cultura Alice Carli, unendosi ai saluti, ha omaggiato la delegazione con libri di immagini di Comacchio e delle sue valli.

Katia Romagnoli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google