Dodici ore di ansia cercando Federico
Il sedicenne vigaranese trovato alle 5 di ieri in via Vespucci: il racconto dei familiari. Era finito in un fossato dopo avere colpito con la moto un palo della luce
I genitori di Nicola Coltelli: è morto in braccio alla sua "bimba"
È rimasto per dodici lunghe ore bloccato in un fossato. E per dodici lunghe ore i suoi familiari non hanno smesso di cercarlo. Lo hanno trovato solo alle 5 del mattino di ieri, riverso nella piccola scarpata che costeggia via Vespucci, nella zona della piccola media industria, dopo un gravissimo incidente con la sua moto enduro. In sella alla moto, verso le 16 di venerdì, era partito dall’Iti di via Pontegradella diretto a casa, a Vigarano. E da quel momento sembrava essersi volatilizzato nel nulla. Ora Federico C., 16 anni (omettiamo il cognome in quanto minorenne) è ricoverato in prognosi riservata a Cona. Ieri mattina è stato sottoposto a un intervento chirurgico, ed è proprio all’ospedale, aspettando notizie dai medici, che i suoi familiari - i genitori e la sorella - accettano di raccontare le dodici ore di indicibile ansia che hanno appena vissuto. Un’angoscia amplificata dalla tragedia di Nicola Coltelli, il diciassettenne rimasto ucciso lo stesso pomeriggio in via Vallelunga, sempre per un incidente in moto, sempre su una moto enduro.
È la mamma di Federico la prima a trovare le parole per ricostruire gli eventi del giorno prima: «Eravamo andati a scuola per i colloqui con gli insegnanti. Io dovevo ancora parlare con un paio di professori, e Federico ha deciso di avviarsi verso casa. Ha preso da poco il foglio rosa per il patentino della moto, e mi sono tanto raccomandata: “Vai piano, non correre”».
Erano le 16.20 quando la mamma ha salutato il ragazzo e una volta rientrata, verso le 17, si aspettava di trovarlo già a casa. «Mi è sembrato subito strano che non fosse ancora tornato. Oltretutto alle 17.30 doveva andare agli allenamenti di calcio, all’Acli San Luca. Ho cominciato a mandargli messaggi con i punti interrogativi: nessuna risposta. Gli ho telefonato più volte: niente». Con il cuore in gola, la mamma di Federico chiama allora la polizia municipale, per sapere se ci sono stati incidenti stradali. E un incidente, gravissimo, era appena avvenuto in via Vallelunga, ed era rimasto coinvolto un ragazzo giovanissimo in sella a una moto enduro. «Mi hanno chiesto la targa della moto di mio figlio: quella di Federico cominciava con DD, l’altra con DE. “Non è lui”, mi sono detta. Ma intanto Federico non si trovava».
Il papà, in preda dei dubbi più atroci, decide comunque di raggiungere via Vallelunga a chiedere informazioni. «So che posso essere sembrato quasi brusco, in quel momento, e mi scuso - interviene - ma ero sconvolto, e dovevo avere la certezza». Sull’asfalto, sotto quel lenzuolo bianco, c’era un altro ragazzo. Là, in via Vallelunga, si stava svolgendo il dramma di un’altra famiglia, quella di Nicola Coltelli, che Federico conosceva di vista, pur facendo parte di un’altra compagnia di amici.
Intanto si cerca Federico senza sosta e gli amici organizzano un tam tam sui social. In campo ci sono la polizia municipale e i vigili del fuoco di Ferrara, ma anche con le altre forze dell’ordine si fanno tentativi per rintracciarlo. Facendo squillare il cellulare del ragazzo, si localizza la “cella” a cui si aggancia il telefonino, ma non basta. I genitori e la sorella non si risparmiano. «Ho percorso a piedi, con la torcia, le strade che avrebbe potuto percorrere Federico. Niente da fare. Ero disperata», continua la mamma. Alle tre di notte le ricerche si interrompono. «Polizia e carabinieri ci hanno detto che avrebbero potuto riprenderle solo alle 8 del mattino, con le Unità Cinofile, ma come riuscire ad aspettare altre cinque ore senza far nulla? - continua il papà - Per fortuna che a volte ci soccorre qualche angelo. In questo caso la polizia municipale e i vigili del fuoco che, poco dopo, ci hanno chiamato proponendoci di continuare le ricerche. Non chiedevamo altro». Solo alle 5, in via Vespucci, è la sorella maggiore di Federico a individuarlo, finalmente. Il ragazzo era finito con la moto contro un palo della luce, nel tratto compreso tra via Levi e via Ferrari, poco prima del cavalcavia dell’autostrada. Era finito dentro un fossato, rimanendo bloccato senza riuscire a muoversi. Un incidente senza testimoni, nessuno ha potuto chiamare i soccorsi e il giovane ferito è rimasto dodici ore nella scarpata.
«I piedi erano appoggiati sul ciglio del fosso, si vedevano dalla strada - spiega la sorella - Federico era ancora cosciente». Al sollievo è subito seguita la preoccupazione per le sue condizioni di salute. I medici hanno riscontrato uno stato di ipotermia, oltre a numerose fratture e contusioni, che hanno reso necessaria un delicato intervento chirurgico. «Lo stanno operando ora - concludono i familiari - Adesso non ci resta che aspettare e sperare».
Alessandra Mura
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